Settimana 24 Settembre 1966
( da Ciao Amici )

# TITOLO INTERPRETE Quotazione
1Notte di Ferragosto Gianni Morandi€ 11
2Che colpa abbiamo noi Rokes € 15
3Paint it black Rolling Stones€ 30
4Sognando la CaliforniaDik Dik € 12
5Amo Adamo € 11
6La fisarmonica Gianni Morandi€ 11
7Io ho in mente te Equipe 84 € 15
8Tema Giganti € 20
9Riderà Little Tony € 11
10Girl/Michelle Beatles € 20
 

Autunno 1966: come detto altre volte, questo 1966, è uno di quei (pochi) anni ricchissimi di argomenti legati all'attualità, alla politica, al costume e naturalmente alla musica. Tanti stili, tanti nomi nuovi, tanti personaggi ed eventi interessanti su cui vale la pena soffermarsi. Troppa grazia che alla fine fa confondere le idee a chi scrive. Cosa mettere e cosa, invece, omettere? E perché? Si è quindi deciso di fare un pout pourri delle notizie dei dieci giorni che gravano attorno alla data dalla classifica discografica riportata all'inizio, privilegiando, naturalmente il panorama musicale.

Giorgio Gaber

E cominciamo con una diatriba a distanza, di tipo musicale, tra due cantanti milanesi: Adriano Celentano e Giorgio Gaber. Il primo al Sanremo '66 aveva portato IL RAGAZZO DELLA VIA GLUCK, rivelando così un'anima verde ed attenta ai temi cari agli ecologisti (di facciata). Il secondo, con molta più praticità e a costo di apparire insensibile agli occhi della gente, lancia LA RISPOSTA AL RAGAZZO DELLA VIA GLUCK, nella quale racconta che le case sono indispensabili molto più dei prati, che predicare a discapito di persone che la casa non ce l'hanno è ipocrita quando gli stessi predicatori non hanno bisogno di far cementare nessun prato perché tanto il problema dell'alloggio per loro non esiste. Uno che ha i miliardi può permettersi il lusso di rimpiangere i prati e poi andarsene in aereo ad Aspen o a Cortina. La sua canzone racconta di un ragazzo che abita in periferia insieme alla madre in due locali di un palazzo malandato. Morta la madre decide di sposarsi e continuare a vivere in quell'appartamento per quanto fosse fatiscente, quando d'improvviso arriva un tizio mandato dal comune che gli notifica lo sfratto perché il palazzo risulterebbe pericolante e va buttato a terra per ricavarci un prato. Morale della favola: il protagonista perde la casa e la fidanzata che voleva sposare perché lei, con molta praticità, gli dice che sì, l'amore sarà anche bello, ma con un tetto sopra la testa lo è ancora di più. Insomma ci vuole questo e quello e soprattutto un po' di concretezza e considerazione per chi della casa ha effettivamente bisogno, anche a discapito della realizzazione di un giardinetto anonimo che, come dice la canzone stessa, sarà usufruito dai cani che ci vanno a fare la pipì e da qualche coppietta in vena di effusioni. Gaber, lungi dall'idea di voler sfruttare il grande successo di Celentano, intende dare una risposta scherzosa a quello che lui stesso considera un fenomeno in costante via di sviluppo, quello del costruire a discapito del verde cittadino, ma bisogna anche guardare dal versante opposto, cioè verso tutti coloro hanno bisogno di una casa per i quali la nostalgia di un prato può essere una cosa assolutamente relativa. E lo fa con una storia assolutamente verosimile e allo stesso tempo paradossale. Però non rinuncia a lanciare una frecciatina al suo amico di una vita: la canzone di Celentano, dice, ha avuto successo perché interpretata da Celentano mentre se l'avesse cantata qualsiasi altra persona avrebbe fatto ridere giacchè la costruzione e il lirismo del testo la fa sembrare, più che una canzone, il tema svolto da un bambino di seconda elementare, quando ciò che dice la maestra è cosa buona è giusta specialmente per i temi sociali, perché i ragazzi non hanno ancora una coscienza sociale propria. E su questo, bisogna dargli ragione. E visto che Giorgio Gaber era un signore ebbe l'accortezza e la sensibilità, prima di inciderla, di sentire Adriano stesso e di fargliela ascoltare in anteprima. Non erano d'accordo su tutto, ma non importa. L'amicizia è anche questo. Discograficamente il singolo non ebbe molta fortuna: per la maggior parte della gente l'operazione è sembrata più che goliardica e spiritosa una lesa maestà nei confronti di Celentano. Giorgio Gaber ha avuto l'oppurtunità di presentare la canzone alla prima puntata di SCALA REALE (di cui ci parlerà molto più nello specifico David Guarnieri) ma è stato subito eliminato, come sempre gli accadeva in competizioni di questo tipo.

Carmelo Pagano

Un nuovo personaggio si affaccia alla ribalta della musica leggera. Ha una voce notevolissima, viene da Palermo e si chiama Carmelo Pagano. Sì, lo so: qualcuno obietterà: ma chi è questo qui?. Questo qui non sarebbe stato un "questo qui" ma un grande cantante se solo la RCA avesse giocato meglio la carta che aveva in mano, se solo gli avesse dato dei pezzi migliori, adatti a lui, se si fosse resa conto che nel biennio 1966-67 non avrebbe dovuto spingere solo cantanti di genere beat e adatti ad un pubblico prettamente adolescenziale ma dare una chance a qualcuno che avendo a disposizione una voce alla Tom Jones, avrebbe potuto davvero fare grandi cose. La RCA in quello stesso frangente aveva in scuderia nuovi cantanti da lanciare: Patty Pravo, Evy, I Motowns, I Primitives, Titti Bianchi. Tutti ai nastri di partenza per quell'autunno, tutti (chi più chi meno) dediti allo stesso genere, cioè beat. Titti Bianchi, nel gruppo, è stata quella che ha avuto meno successo (salvo poi riciclarsi come cantante di liscio, cosa che continua a fare ancora). Della Pravo inutile parlare. Evy, di origine francese (di lei prima o poi parleremo) registrò un paio di dischi di apprezzabile successo (L'ABITO NON FA IL BEATNIK sopra tutti), i Motowns e i Primitives li conosciamo bene. Tra questi non abbiamo messo un altro dei giovani ai nastri di partenza perché era considerato l'anti beat del gruppo e quindi lasciato un po' indietro dalla stessa casa. Stiamo parlando proprio di Carmelo Pagano. Come già detto questo ragazzo non ancora ventenne possiede una voce acuta che impiega generosamente senza risparmio, un timbro fresco, una quadratura perfetta e concede anche qualcosa alla moda corrente, spezzando la voce in momenti topici, cosa che gli evita la fama di cantante legato a canoni troppo melodici e tradizionali. Qualcuno lo paragona al cantante americano Johnny Ray ma al posto della tecnica sofisticata del "cantante sordo", Pagano ci mette la freschezza di una voce abituata a dispiegarsi senza microfoni, con schiettezza, così come potrebbe fare qualsiasi personaggio che, noncurante di chi lo ascolta, canta a piena gola mentre lavora, che so, al mercato del pesce di Palermo. Dicono anche che assomigli all'ex cantante dei Platters Tony Williams (quello che singhiozzava ONLY YOU nel 1957) per via del timbro a volte metallico. Ma in realtà se a Pagano volessimo per forza trovargli una somiglianza, dovremmo pescare in Italia e tirare in ballo un altro giovane che quell'anno stava uscendo fuori. Lo diremo dopo. Carmelo suona anche la chitarra ma ad orecchio, da autodidatta, perché non conosce la musica (come tanti altri, d'altronde). Teddy Reno, che non è l'ultimo arrivato, lo nota quando si presenta ad Ariccia, mentre spera di essere incluso nel famoso Festival Degli Sconosciuti. Era arrivato da poco a Roma con la famiglia, emigrato da Palermo ed era andato ad abitare al Quadraro, rione popolare della capitale. E' forse un buon momento per venire a Roma: più che a Milano, dove risiedono tutte le più importanti case discografiche con la sola esclusione della RCA. Roma è in questo momento la capitale della canzone, dei locali da ballo, della televisione, è il crocevia internazionale del jet set, del nuovo, coloratissimo e pubblicizzato mondo degli adolescenti, della musica beat. Qualsiasi ragazza abbia un paio di belle gambe e balli al Piper passa in televisione a fare da contorno a qualche cantante; qualsiasi ragazzo che sappia strimpellare un po' la chitarra fa un provino in qualche casa discografica. Insomma, Roma non sarà mai più così importante e di così forte appeal sotto questo punto di vista come in questo scorcio di fine anni sessanta. "Carmelo da Palermo" ha la tipica faccia dell'emigrato, quindi non è assolutamente appetibile per i canoni di bellezza attuali che premiano Shel dei Rokes o Antoine, anche se belli non sono di sicuro. E' anonimo e soprattutto è così datato, come dicono in tanti. Teddy Reno crede in lui e lo vuole al suo festival dove lui si fa notare come uno dei più bravi e lo vince perdendo la "S" degli sconosciuti così come prevedeva il regolamento. E' già pronto un altro Festival, quello Delle Rose al Cavalieri Hilton di Roma. Ma qui ci sono alcuni dei big della canzone e l'impresa appare davvero ardua. L'accoppiano con un'altra giovane, Luisa Casali, anch'essa molto brava, ma che surclassa inevitabilmente. L'inizio di L'AMORE SE NE VA è davvero micidiale: il suo acuto tenuto lungo appositamente lascia tutti i presenti a bocca aperta. Contro ogni pronostico, vince anche qui. Ma la critica musicale giovanile è spietata con lui: la giuria, secondo le riviste specializzate, avrebbe preferito un cantante di stampo tradizionale piuttosto che canzoni come MILLE CHITARRE CONTRO LA GUERRA di Umberto Napolitano & Carmen Villani, QUAND'ERO SOLDATO di Lucio Dalla o C'ERA UN RAGAZZO CHE COME ME di Gianni Morandi. Lo accusano di essere arrivato per favoritismi perché nelle grazie di Teddy Reno, il quale gli fa firmare un contratto con la RCA, cosa che a lui sembra davvero un sogno: arrivato da poco, già dentro la madre di tutte le case italiane. Incide L'AMORE SE NE VA (sul retro, il rifacimento del pezzo di Bobby Solo QUESTA VOLTA, in cui fa meglio dell'originale) ed ottiene un discreto successo di vendite ma ancora di più lo si ascolta spesso per radio e lo si vede in televisione. A Dusty Springfield, la famosa cantante inglese, capita il disco di Carmelo Pagano e se ne innamora. Lo incide col titolo GIVE ME TIME. Il prossimo passo è il Festival di Sanremo 1967: prende il posto di Johnny Rivers e in coppia con Roberta Amadei presenta una canzone fiacca, DEVI AVERE FIDUCIA IN ME. Non riuscirà a farsi notare. E' un festival al quale la morte di Tenco toglie ogni attrattiva, tanto viene cannibalizzato da quell'evento tragico e inaspettato. Carmelo Pagano è pur sempre un cantante alle prime armi, si deve far conoscere ancora e come tutti gli altri giovani, non viene apprezzato o meglio ascoltato come converrebbe. E' più adatta alle sue capacità la canzone del retro, IL GIORNO TUTTO GIUSTO, dal film SPIA SPIONE. La delusione passa presto e viene inviato al Cantagiro del 1967 dove porta in gara la canzone VA'. Lo inseriscono nel girone A, quello dei big (Roberta Amadei, sua compagna a Sanremo è invece confinata nel girone B) e la cosa forse non sembra fargli bene. Nonostante il successo di pubblico e la buona canzone (che lui canta in maniera splendida) non riesce a farla decollare, schiacciato com'è da personalità troppo forti all'interno dello stesso girone: Patty Pravo (praticamente la vincitrice morale), Celentano, la Pavone. Nomi troppo grandi, per un quasi debuttante come lui, per poter sperare in qualcosa di più dei tributi e degli applausi che il pubblico non manca di fargli arrivare ad ogni tappa. Carmelo Pagano è così lentamente ed ingiustamente accantonato dalla RCA. Nello stesso frangente, la Voce Del Padrone si accorge di avere un cantante con una voce eccezionale, potente quanto quella di Carmelo Pagano (anche se meno educata), che vagamente gli assomiglia (entrambi vengono dal sud ed entrambi hanno l'aspetto degli antidivi). Questo cantante si chiama Al Bano, ha partecipato allo stesso Festival Delle Rose con IO DI NOTTE e quell'estate, quella del '67, è stato il cantante rivelazione con NEL SOLE. La differenza è che la Voce Del Padrone era conscia di avere un personaggio che sarebbe potuto scoppiare da un momento all'altro e aveva più possibilità di dedicarsi a lui con maggior scrupolosità di quanto poteva fare la RCA, che di talenti tra le mani ne aveva a decine. Forse in quel momento in Italia, per dei cantanti con una voce così limpida e potente, c'era un solo posto disponibile e questo posto è riuscito ad aggiudicarselo Al Bano. Carmelo Pagano diventa così un cavallo sul quale si è puntato in maniera frettolosa e scioccamente antiproduttiva. Un altro singolo e la RCA lo lascia a piedi. Un contratto con la First nel 1969 (casa consorella dell'Ariston) per la quale incide un paio di altri singoli, altri 4 singoli senza storia, un altro contratto con una casa romana minore (la Picci) e poi il nulla. Storia di un cantante che avrebbe potuto fare tanto ed invece, non per colpa sua, ha fatto poco. Ma di storie come queste, sapete quante ce ne sono?
Visto che sarà difficile, per chi è veramente interessato, trovare la discografia completa di Carmelo Pagano, abbiamo pensato di fare un eccezione e di inserirla qui di seguito:
L'AMORE SE NE VA / QUESTA VOLTA (1966)
DEVI AVERE FIDUCIA IN ME / IL GIORNO TUTTO GIUSTO (1967)
VA / VIVRO' (1967)
TEMA DAL CONCERTO DI VARSAVIA / TORNA CON ME (1967)
IL MIO AMORE VIVRA' / MI HAI DATO UN ANIMA (1968)
LA NOTTE DEL SI' / CHI VEDE TE (1969)
MAGIA / UN AMORE PER I MIEI SOGNI (1970)
AD UN TRATTO IMPAZZIRO' / EHI, GUARDAMI UN PO' (1971)
IO NON VIVRO' / TU SEI LI' CHE ASPETTI (1972)

Gino Paoli

La terza sezione penale del Tribunale di Roma ha amnistiato il cantautore genovese Gino Paoli, giudicato un anno fa dal pretore e condannato a tre mesi di arresto e venticinque mila lire di multa per guida senza patente. L'episodio accadde esattamente il 5 febbraio 1964 quando "l'uomo vivo" venne fermato a tarda sera da una pattuglia stradale mentre a bordo della sua potente auto sportiva percorreva Via Del Babuino contromano. I vigili gli intimarono l'alt ma Gino Paoli preferì non fermarsi. Raggiunto dopo un inseguimento dagli agenti gli fu contestato di aver guidato senza patente, che gli era stata ritirata nel giugno precedente in seguito ad un incidente stradale che costò la vita ad una persona che viaggiava con lui. Dopo due anni Gino Paoli è stato assolto. Probabilmente se la medesima cosa fosse successa ad un Mario Rossi qualsiasi, nel 2005 ancora avrebbe pendenze con la giustizia. Quando si dice la "forza del nome"!

Gianni Morandi

Gianni Morandi è atteso negli uffici dei carabinieri del nucleo di polizia giudiziaria non certo per dare un saggio delle sue virtù canore. Il cantante, su richiesta della squadra di Polizia Giudiziaria di Alessandria, sarà interrogato in ordine alla denuncia per bestemmia inoltrata nei suoi confronti nel luglio scorso durante una tappa del Cantagiro, dal comitato antiblasfemo di Assisi. Il caso nacque in seguito a una vivace ed accesa discussione tra Morandi ed un giornalista. Quest'ultimo avrebbe rinfacciato al cantante di essere stato parziale nell'informare la stampa del suo matrimonio lampo con Laura Efrikian, privilegiando particolari testate invece di altri. Praticamente, Morandi, aveva dato l'esclusiva ad un giornale invece che a quello nel quale lavorava il giornalista. Morandi avrebbe quindi replicato in tono molto offensivo e intercalando le varie contumelie con bestemmie. Da qui l'interrogatorio di questi giorni.

Festival di Napoli

Questa volta ci vogliamo occupare di una manifestazione fin qui mai presa in considerazione per scarsa conoscenza di chi scrive, cioè il Festival Di Napoli. Ma questa è una edizione abbastanza particolare ed è giusto parlarne in maniera abbastanza ampia. Come sempre accade per il Festival Di Napoli, le solite risse da comari precedono la kermesse partenopea. Ci sarebbe da meravigliarsi se fosse il contrario: autori che protestano perché esclusi, appelli al magistrato perché impedisca lo svolgersi della gara, intrusioni da parte della camorra e cose di questo genere. Una sceneggiata napoletana in piena regola. Poi, tutto va avanti come da copione. Però, provate a togliere ai napoletani il loro festival e vedrete cosa succede. Ne sanno qualcosa alla sede Rai di Napoli quando nel 1971, dato ormai lo scarsissimo interesse del pubblico nazionale, la manifestazione non si sarebbe dovuta avvalere delle telecamere della Rai diventando così,di fatto, una manifestazione di secondo piano. Ci fu una rivolta capeggiata dai soliti intrallazzatori legati alla camorra che risucirono a sobillare la gente dei bassi napoletani e a scatenarli contro la Rai, prendendola d'assalto. La contesa si risolse con la messa in onda della manifestazione, che però fu anche l'ultima a telecamere accese.
Gli organizzatori di questo XIV° Festival della Canzone Napoletana, e cioè l'ente Salvatore Di Giacomo e l'Ente della Canzone Napoletana si avvalgono dell'esperienza e della consulenza di Gianni Ravera (come sempre, ovunque), il quale ha curato altre manifestazioni in seno a quella napoletana, in modo da integrarle. Una di queste è la selezione fotografica del concorso La Donna Più Elegante D'Italia, un concorso che si articola su dieci selezioni compiute da giurie di giornalisti, personaggi del mondo dello spettacolo e rappresentanti dell'alta moda. Per tornare al vero festival di canzoni, nel comitato interno dell'organizzazione c'è maretta giacchè chi lo presiede, il dottor Luciano Bideri (conosciuto e stimato editore) figura nella rosa dei discografici in gara. Ed è proprio questo uno degli elementi che hanno provocato, da parte di un gruppo di editori concorrenti, un'azione giudiziaria conclusasi però con piena assoluzione sia di Bideri che dei suoi collaboratori. Le altre polemiche che si sono accese intorno a questa edizione riguardano la canzone che interpreteranno in coppia (ma separati) Iva Zanicchi e Luciano Tomei, che il pubblico ha conosciuto a Sanremo '66. Quella canzone, data favoritissima, appartiene proprio alle edizioni di Bideri. Altre polemiche riguardano l'esclusione di un cantante che cerca di risalire la china, come Tony Dallara, e i Rokketti, un complesso beat molto in gamba capitanato da Santino Rocchetti. La canzone che avrebbero dovuto cantare sarebbe stata CE VO' TIEMPO che poi viene affidata a Peppino Di Capri e ai Giganti. E il caso Modugno, che rinuncia al festival (la sua canzone resta) e il suo posto vacante è motivo di lite: Gloria Christian lo vorrebbe ma alla fine la spunta Peppino Gagliardi. Partecipa naturalmente una nutritissima schiera di cantanti napoletani più una selezione di "stranieri" che generalmente vanno ad ingrossare le file dei partecipanti. C'è sempre l'esempio del successo di Modugno e della Vanoni nel 1964 con TU SI' 'NA COSA GRANDE, che riuscì ad essere un successo nazionale. Ma fu un episodio a sé, più unico che raro. Nessun cantante cosiddetto "italiano" ha mai avuto un disco in classifica uscito da questa manifestazione. Forse c'è un solo altro esempio: la giovane cantante Margherita che a molti di coloro che stanno leggendo non dirà nulla ma che riuscì a portare nella graduatoria dei dischi più venduti la canzone COMME, uscita proprio dal Festival di Napoli nel 1964. Tra i napoletani veraci troviamo Aurelio Fierro, Sergio Bruni, Mario Trevi, Mario Merola, Maria Paris, Mario Abbate, Mirna Doris, Nunzio Gallo, Peppino Di Capri. Tra i furastieri la già citata Iva Zanicchi, Giorgio Gaber e I Giganti (tutti e tre della stessa casa discografica), Wilma Goich, Renata Mauro, Daisy Lumini, Domenico Modugno, Bruno Filippini, Claudio Villa, Robertino. Questi ultimi due, poi, non mancano mai. Comunque, a parte un paio di nomi, i cantanti non napoletani non sono naturalmente i numeri uno delle vendite discografiche. Renata Mauro è più una presentatrice e attrice che una cantante, Daisy Lumini è una cantante folk molto particolare prestata alla tv e alla canzone, Robertino e Claudio Villa sono un caso a parte (il primo è praticamente la copia del secondo con vent'anni di meno) e cantano anche una canzone in coppia, TE PURTAVO 'NA ROSA. Wilma Goich è la rivelazione degli ultimi tempi ma riesce a vendere solo se la sue canzoni partecipano a qualche importante manifestazione ( LE COLLINE SONO IN FIORE o IN UN FIORE). Bruno Filippini è dato per disperso dal '65. Poi c'è Iva Zanicchi, una cantante di alto potenziale ma che, nonostante il bombardamento televisivo perpetuo ancora non ha imbroccato la canzone che le possa far fare il salto di qualità che meriterebbe, e Giorgio Gaber, il quale è molto famoso ma, anche lui, difficilmente trova aperte le porte della classifica discografica. Sono un po' lontani i tempi di NON ARROSSIRE e GENEVIEVE sebbene quest'anno, con una brutta canzone, sia riuscito ad entrare nei primi venti per quale settimana (stiamo parlando di MAI MAI VALENTINA, presentata a Sanremo con un relitto di nome Pat Boone). Di Modugno, un'abituèe del festival, si può dire che la sua canzone SOLE MALATO non sia poi un granché tanto che non la canterà neanche lui, ma si sa che il periodo che va dal 1963 al 1969 non è stato particolarmente felice per il cantautore pugliese (a parte un paio di brani). Poi ci sono i Giganti, gli unici del gruppo ad avere realmente successo di vendite in questo momento: due canzoni in classifica, TEMA e UNA RAGAZZA IN DUE. Ma che c'entrano loro con un festival come quello napoletano?
Ricapitolando, i cantanti non napoletani cantano le seguenti canzoni:

  • Robertino TE PURTAVO 'NA ROSA e BELLA (in coppia con Sergio Bruni)
  • Giorgio Gaber canta 'A PIZZA (con Aurelio Fierro)
  • Iva Zanicchi MA PECCHE' (con Luciano Tomei) e TU SAIE 'A VERITA' (in coppia con Michele Iuliano)
  • Bruno Filippini FACENNO FINTA 'E NUN CAPI' (con Lucia Valeri)
  • Daisy Lumini FEMMENE E TAMMORRE (con Mario Merola)
  • Claudio Villa TE PURTAVO 'NA ROSA (con Robertino) e 'NA FRONNA GIALLA (con Paolo Gualdi, tra l'altro romano)
  • I Giganti CE VO' TIEMPO (con Peppino Di Capri)e 'NA GUAGLIONA YE' YE'(con Aurelio Fierro)
  • Wilma Goich PE' LE STRADE 'E NAPULE (con Maria Paris).
Da notare che sia Gaber che la Goich rinunciano alla seconda canzone e cioè per il primo DICIOTT'ANNE e per la seconda L'AMMORE. A vincere sarà BELLA, di Sergio Bruni e Robertino, canzone tradizionale che batte di poco la scanzonata e divertente 'A PIZZA di Fierro e Gaber che arrivano secondi. Sergio Bruni mancava dalla vittoria a Napoli dal '62 quando vinse con MARECHIARO MARECHIARO. La Zanicchi arriverà ottava con MA PECCHE', che comunque canta benissimo facendo un figurone. Claudio Villa quinto (insieme a Robertino) con TE PURTAVO 'NA ROSA, una canzone orribile che richiama nella ritmica la celeberrima BRAZIL. Al nono posto ritroviamo Villa con 'NA FRONNA GIALLA.
Wilma Goich, Bruno Filippini, i Giganti, Renata Mauro, Daisy Lumini (la sua canzone non era male e sarebbe potuta benissimo figurare nel repertorio di tanti cantanti internazionali folk-pop, esempio Sonny & Cher) non arrivano neanche in finale. I Giganti, poco fortunati, hanno totalizzato un numero imprecisato di incidenti tecnici. A partire dagli amplificatori collocati sotto il palco per esigenze televisive, che gli hanno rovinato la prima serata quando presentavano 'NA GUAGLIONA YE' YE', al cavo elettrico fulminato con conseguente attesa di dieci minuti riempiti dalle barzellette di Pippo Baudo, che ad un certo punto non sapeva più come fare. Le vendite su scala nazionale sono davvero ridicole. Alcune case discografiche hanno stampato pochissime copie, altre hanno aspettato i risultati finali per dare il via alle presse. Questo dà già un'idea delle poche aspettative sul mercato da parte delle stesse case discografiche.
E' comunque da rilevare che in testa a questa risibile graduatoria c'è la canzone vincitrice, che il più delle volte è richiesta nell' interpretazione di Robertino rispetto a quella di Sergio Bruni. Al secondo posto di questa particolare graduatoria (così come al festival) c'è 'A PIZZA di Ferrio e Gaber: a Napoli si predilige la versione di Fierro, a Firenze quella di Gaber, così come a Bologna. Stiamo parlando comunque di cifre di vendita davvero bassissime al di fuori di Napoli, che comunque registra un calo di vendite consistente rispetto all'anno precedente, in cui il disco più venduto non aveva comunque superato le sessantamila copie in tutta Italia! MA PECCHE' della Zanicchi si vende bene (un eufemismo, naturalmente) un po' ovunque anche se Sergio Bruni aveva provveduto ad inciderne una sua particolare versione che è snobbata dal grosso del pubblico che continua a preferire la Zanicchi. Ad Avellino, Caserta, Benevento, Salerno e Bari vanno bene anche CHE CHIAGNE A 'FFA' del nuovo enfant prodige napoletano Tony Astarita e CIENTO CATENE di Mario Merola che vende più della sua compagna d'avventura Maria Paris. In questa tristissima guerra tra poveri c'è gloria anche per il trombatissimo Peppino Di Capri e per Domenico Modugno: il primo vendicchia il suo singolo che contiene CE VO' TIEMPO e LUCIA, il secondo anche non partecipando personalmente fa sicuramente meglio di Mario Abbate e si equipara a Peppino Gagliardi. Facciamo un esempio pratico stilando prima la classifica della sola città di Napoli e poi quella globale:

NAPOLI
1) BELLA (alla pari Robertino e Sergio Bruni)
2) CHE CHIAGNE A 'FFA (alla pari Astarita e Mario Trevi)
3) 'A PIZZA (avvantaggiata la versione di Aurelio Fierro)
4) LUCIA (avvantaggiata la versione di Di Capri)
5) MA PECCHE' (avvantaggiata la versione della Zanicchi)
6) CIENTO CATENE (avvantaggiata la versione di Mario Merola)
7) SOLE MALATO (Modugno batte gli interpreti della canzone che sono come detto Mario Abbate e Peppino Gagliardi

ITALIA
1) BELLA - SERGIO BRUNI e ROBERTINO
2) 'A PIZZA - AURELIO FIERRO e GIORGIO GABER
3) CHE CHIAGNE A 'FFA - MARIO TREVI e TONY ASTARITA
4) CIENTO CATENE - MARIO MEROLA (svetta solitario)
5) MA PECCHE' - IVA ZANICCHI (perse le tracce di Luciano Tomei)
6) LUCIA - PEPPINO DI CAPRI (in solitudine)
7) SCRIVEME - SERGIO BRUNI ("stracciato" PEPPINO GAGLIARDI)

Comunque, stando alle cronache dell'epoca (perché chi scrive conosce solo 5 canzoni della manifestazione - ed è un record!) la totalità del livello musicale è davvero molto bassa, lontano anni luce dallo standard italiano dell'epoca. Ravera aveva invitato altri cantanti italiani di gran nome i quali avevano rifiutato. Cosicchè ci si è dovuti accontentare di quelli intervenuti che, come detto, non erano certamente i numero uno. La sola presenza dei Giganti si può definire un vero colpaccio dall'organizzazione. Certamente, c'era la contropartita: se venite a Napoli andrete a Sanremo. E così tutta la truppa targata RI.FI (Gaber, Zanicchi e Giganti) a gennaio li rivedremo al Casinò. E non vorremmo essere troppo maliziosi se diciamo una cosa: non sarà che la vittoria di Villa e della Zanicchi al Sanremo successivo sarà dovuta ad un premio di consolazione e di merito per la partecipazione al Politeama?
Da parte loro anche i telespettatori non vedevano l'ora finisse lo spettacolo se non altro perché sarebbe iniziato il telegiornale delle 23 che avrebbe trasmesso in diretta le riprese del volo della Gemini 11, la navicella americana di ritorno dallo spazio, giudata dai computer a terra. L'ultima parte della discesa sarebbe stata trasmessa in diretta. Ma per la Rai era necessario che passasse indisturbato il rullo dei titoli del Festival Di Napoli. Una cosa curiosa: nel film OPERAZIONE SAN GENNARO, il film di Dino Risi con Nino Manfredi, i ladri si fanno prendere perché distratti dalla televisione che stava trasmettendo il festival.
Claudio Villa, deluso per la poca considerazione da parte delle giurie rientra a Roma dove sta registrando uno show intitolato ROMA QUATTRO (programma in quattro puntate), una sorta di viaggio nella città intervallato da cantanti disposti in punti strategici della capitale. Esempio: Sandie Shaw che canta scalza per Via Veneto, Caterina Caselli al Bowling dell'Acqua Cetosa, l'Equipe 84 a Cinecittà a ridosso di un villaggio western (dove naturalmente canta BANG BANG), Patty Pravo - indovinate un po'? - al Piper e così via. Durante le riprese effettuate proprio a Cinecittà il reuccio riesce a provocarsi un'ustione alla gamba sparando un colpo di pistola a salve ma viene giudicato guaribile in 5 giorni dai medici del San Giacomo. Ma il suo rientro a Roma è anche per un contenzioso con il fisco. A suo carico un procedimento penale per evasione. Nel tentativo di sottrarre alle tasse almeno una parte dei suoi beni, ha simulato la vendita di alcuni appartamenti, solo che la Guardia di Finanza si è dimostrata meno scema di quello che credeva Villa ed ha scoperto l'inganno.

L'Elefante d'Oro

Gianni Ravera, al quale evidentemente non basta Sanremo e Napoli, è dentro anche ad un altro festival canoro svoltosi a Catania, l'Elefante D'Oro. Un festival che non è andato troppo bene a causa dell'eccessivo entusiasmo della folla che ha provocato alla Villa Bellini, all'incirca, venti milioni di lire di danni. Gli incidenti dovuti al sovraffollamento sono stati tali che la manifestazione ha dovuto essere sospesa pochi minuti dopo l'inizio. Si calcola che a ridosso del palco dove si sarebbero dovuti esibire Richard Anthony, Mina, Little Tony, Domenico Modugno e l'Equipe 84 si siano ammassati qualcosa come trentamila persone (centomila in tutto). Con grande difficoltà i cantanti hanno potuto risalire immediatamente sul pullmam col quale erano giunti e ritornare in albergo sotto scorta della polizia. Il presentatore, che in quel caso era Mike Bongiorno, è rimasto bloccato da un gruppo di persone ed ha dovuto essere liberato da una pattuglia dei carabinieri. Non si sa quali intenzioni realmente avessero gli "assalitori", ma sicuramente Mike non deve aver passato un bel momento. Intanto veniva fatto scempio delle aiuole del giardino e venivano divelti i segnali stradali. Nella calca erano stati sperduti almeno venti bambini e molte donne, prese da crisi isteriche dovute alla paura, erano svenute. Una giovane che faceva parte del cast della produzione è stata letteralmente denudata ed altre molestate pesantemente. Non si capisce il perché di tutta questa follia e stupisce vedere il pubblico catanese così impetuoso e violento. Di sicuro si capisce il motivo per il quale l'Elefante D'Oro debba considerarsi un episodio ormai chiuso in partenza. Comunque, lo spettacolo riprende il giorno dopo ma sembrava più la parata del 2 giugno, per quanti militari erano schierati in difesa dei partecipanti, che una kermesse canora. A serata conclusa c'è chi ha lasciato subito Catania con i vari voli per Roma o Milano e chi è rimasto la notte: Mina, Modugno e Dalida, che all'interno dell'Hotel Excelsior in piazza Verga, fino alle due di notte, sentivano i cori della gente che li reclamava per un inconsueto bis sulla piazza. Infuriati dell'assordante silenzio dei reclamati sono stati allontanati con difficoltà dalla polizia. In fondo,si saranno detti cosa costa a Mina scendere in vestaglia e pantofole a cantarci SE TELEFONANDO per strada, senza microfono e orchestra?

Anna Fougez

Rieccoci, come quasi sempre accade, al settore chi arriva e chi va. Questa volta ad andarsene è una delle più famose soubrette a cavallo tra la prima guerra mondiale e gli anni venti, Anna Fougez, per la quale impazzivano i soldati appena tornati dalla trincea del Carso. Era nata a Taranto nel 1890 (quindi appena settantaseienne) ed aveva debuttato sul palcoscenico da bambina, incoraggiata dagli zii che l'avevano adottata due anni prima perché rimasta orfana di entrambi i genitori. Allora si chiamava Anna Papacena e fu il pubblico ad indurla a chiamarsi Anna Fougez perché fin dalle primissime esibizioni di bambina prodigio venne definita la sola emula di Eugénie Fougére, una canzonettista (così come si diceva allora) francese che in quell'epoca furoreggiava in Italia. Una specie di Sylvie Vartan translata di 70 anni circa. Il debutto di Anna avvenne in un teatro di Ventimiglia. Cantò una canzonetta napoletana che in quel momento era all'apice del successo (la famosissima 'A TAZZA 'E CAFE') e fu molto applaudita non solo per la sua voce ma anche per la spregiudicatezza con la quale affrontò il pubblico, imitando anche nelle mosse la celebre canzonettista francese. E qui ci chiediamo: come avrà fatto la piccola Papacena a conoscere e quindi ad imitare gli atteggiamenti di una cantante da cafè-chantant se non c'era la televisione e soprattutto i bambini non erano avvezzi a frequentare i tabarin? Subito dopo, la piccola venne scritturata al Gambrinus di Milano dove rinnovò il successo e poi in tutti i principali teatri italiani. Nel 1919 Anna Fougez era la cantante più pagata d'Italia: guadagnava 500 lire a sera, che era una cifra molto alta. Nel 1920 arrivò, in alcuni casi, a 2000 lire a sera. Anche il cinema si interessò al fenomeno Fougez e la reclutò per una serie di film di cassetta come L'IMMAGINE DELL'ALTRA e LE AVVENTURE DI COLETTE, entrambi del 1918. Nel biennio 1919-20 interpretò ben sette film fra i quali uno a cui poteva far gioco un doppio senso da caserma, IL FALLO DELL'ISTITUTRICE. Nel 1921 Anna Fougez andò a Parigi dove debuttò all'Alambra e tornò in Italia importando la tradizione (che poi sarà d'obbligo per i due decenni successivi) delle paillettes, dei piumaggi vari e dei boys. Ancora alla fine degli anni venti portò al successo canzoni come MASCHERE ("maschere, la farsa della vita recitiamo, noi non siamo che maschere")o ADDIO MIA BELLA SIGNORA, VIPERA e molte altre. Nel 1922 Anna canta all'Apollo di Roma e il suo spettacolo è il più seguito dai nuovi gerarchi del Fascismo ed è proprio in questo teatro che viene notata da Michele Bianchi, il quadrumviro appena nominato Ministro Dei Lavori Pubblici. Severo, tutto fascio e lavoro, Grandi se ne innamora ricambiato. La loro relazione dura otto anni e quando lui muore, roso dall'allora mal sottile, lei segue con discrezione, in gramaglie, il suo funerale. Un amore vero, sul quale nemmeno i giornali satirici dell'epoca hanno voluto scherzare. Lei terrà per sempre sul pianoforte una foto del suo Michele con una dedica speciale: "alla Vipera che per me non ebbe veleno". Poi, inevitabilmente, il mito della Fougez comincia a tramontare e se ne rese conto quando nel 1931 non riuscì ad organizzare una tournèe nelle maggiori capitali europee. La guerra segnò definitivamente il tramonto della cantante che appariva ormai, agli occhi della gente, come un monumento ad un epoca molto lontana. Nel 1940 esce di scena molto silenziosamente e si ritira nella sua casa di Santa Marinella vicino a Roma. Quando morì, alcuni si stupirono che fosse ancora in vita. Questo per far capire quanto fosse ormai distante nel tempo, nel 1966, un personaggio che era stato grandissimo soltanto 45-50 anni prima. Una donna che ha lasciato una traccia notevolissima nel panorama musicale italiano e che inventò, forse senza accorgersene, la rivista musicale in Italia.

Clifton Webb

Un altro addio, questa volta arriva dall'America ed è quello che ci dà Clifton Webb. Anche qui, il solo nome potrebbe non dire nulla a qualche lettore ma per fortuna ci sono le immagini a darci ausilio. Un signore distintissimo dall'aspetto tipicamente inglese sebbene fosse americano dell'Illinois. Risutava essere nato il 18 novembre 1896 ma le biografie indicano come data di nascita il 1893, quindi "avrebbe" avuto settanta o settantatrè anni. Era diventato famoso per le sue azzeccatissime e brillanti caratterizzazioni in moltissimi film. Un titolo su tutti: la serie dei film legati al personaggio di Mister Belvedere. Il suo vero nome era Webb Parmalee Hollenbrock ed era figlio d'arte. Webb iniziò la carriera di cantante in erba quando era ancora bambino ma una sera, in un night club di New York, vide una ballerina professionista che gli propose di fare coppia con lei ed iniziarono la società al Murray Roman Garden di New York. Erano anni in cui, se avevi un po' di talento, ti facevano provare. Se andava, bene... altrimenti buongiorno e grazie. C'era posto per tutti, l'importante era saperci fare. Il cinema di Hollywood aveva bisogno di grandi protagonisti per anteporli alle slapsticks di Fatty e Charlot o ai western alla Tom Mix. Poi scelse la via del musical e negli anni venti calcò le tavole dei maggiori teatri di Broadway lavorando in OLIVER TWIST, THERE'S A CROWD e altre rappresentazioni di gran successo in quel periodo. Successivamente passò dai musical alle commedie, scritte dal suo intimo amico Noel Coward. Negli anni trenta e quaranta fece parecchi film di cassetta ma il successo mondiale lo ebbe quando interpretò il ruolo di Belvedere nel film GOVERNANTE RUBACUORI. Quel personaggio divenne il protagonista di tutta una serie di film di grande successo come BELVEDERE VA IN COLLEGIO e DODICI LO CHIAMANO PAPA'. Successivamente interpretò altri film di grande notorietà mondiale come L'UOMO CHE VISSE DUE VOLTE, IL RAGAZZO SUL DELFINO e una resa cinematografica del TITANIC.

Il mondo in subbuglio

Vi è un confine in Europa per il quale si uccide: ed è il confine italiano, quello con l'Austria. Vi operano i cosiddetti "nazisti" che amano esercitarsi al tiro al carabiniere o al finanziere. Vogliono, con queste manifestazioni palesemente anti-italiane, il distacco dall'Italia e l'annessione all'Austria come tappa del ritorno in seno alla grande patria tedesca, l'erezione del Sud Tirolo come stato autonomo, da cui gli italiani sarebbero stati cacciati e nel quale non potrebbero immigrarne altri. Uno stato autonomo in cui i matrimoni "misti" sarebbero proibiti per legge. Il nome di questo gruppo terroristico (che nella realtà non ha nulla a che vedere col vero nazismo ma che ovviamente fa più nota di colore sui giornali definirlo in questo modo) è il BAS (Comitato di Liberazione del Sud Tirolo), un gruppo revanscista e insurrezionalista con un sogno: quello di ricostruire un impero austro-tedesco. La sua azione comincia comunque nel giugno del 1961 quando fecero saltare un centinaio di tralicci dell'alta tensione. Ora il braccio di ferro tra i terroristi ispirati dalle teorie del professor Burger, insegnante dell'università di Innsbruck e le nostre forze di polizia è in corso. Gli obbiettivi del BAS non mirano soltanto ad annettere il Sud Tirolo alla grande patria tedesca ma vorrebbero fare la stessa cosa anche verso i Sudeti ceceslovacchi e la regione polacca ad est della linea Oder-Neisse comprendente la città di Wroclaw e magari la stessa Austria, la quale, dopo l'ultima annessione alla Germania (quella hitleriana) avrebbe qualche piccolo dubbio in proposito. Il 20 di agosto del 1966, quindici chili di esplosivo devastano la sede dell'Alitalia vicino all'Opera, a Vienna. Tralicci dell'alta tensione fatti saltare a ripetizione in Tirolo, dinamite collocata sui binari della linea del Brennero, attentati contro le caserme, raffiche di mitra alle spalle di due finanzieri a San Martino di Casies. La campagna anti italiana prosegue anche nelle piccole cose: un dirigente del Volkspartei prende a schiaffi un capostazione che aveva osato rivolgergli la parola in italiano. Oppure a Salorno il parroco tedesco, guidando una processione, si rifiuta di passare davanti ad un gruppo di case abitate da italiani e cose di questo tenore. Ci sono anche atti di rappresaglia anti Austria in italia, compiuti sia da appartenenti al MSI che del PCI. Con due motivazioni differenti ma comunque entrambi non gradiscono la bravate dei BAS. A Roma vengono date alla fiamme macchine con la targa austriaca. Cose che comunque non fanno che inasprire una situazione già rognosa di per sé. A creare zizzania un articolo sul giornale DER SPIEGEL che giunge alla conclusione che gli italiani sono degli esseri spregevoli, traditori per costituzione e solo con raggiri e violenze sono sin qui riusciti ad impedire ai sudtirolesi di unirsi alla grande Germania. DER SPIEGEL è lo stesso giornale che nel 1977, negli anni bui del terrorismo rosso, mette in copertina l'Italia, un piatto di spaghetti con una pistola all'interno.

E' sulle pagine di tutti i giornali il caso delle otto suore della congregazione delle francescane missionarie (di cui due italiane) espulse dalla Cina comunista di Mao. Vivevano in Cina da moltissimi anni (chi 15, chi 25). La loro uscita dal territorio cinese ha avuto le dimensioni di un'epopea: otto anziane suore che portavano ciascuna una valigia e intorno i mitra e le facce grottescamente atteggiate a ferocia dei sicari del regime, in un'inutile esibizione di violenza. Nel maggio del 1966, Mao, coadiuvato dal folle Lin Piao, ha orchestrato una delle più feroci repressioni che la storia dell'umanità abbia mai visto, la cosiddetta Rivoluzione Culturale. La vecchia gerarchia comunista venne scavalcata, affidando il potere direttamente alle famigerate Guardie Rosse, gruppi di giovani che hanno dai 14 ai 22 anni, strumenti entusiasti di un fanatismo al limite dell'irreale, che mettevano in piedi tribunali veri e propri dal nulla. Irretiti da frasi come "il mondo vi appartiene" le famigerate Guardie Rosse (infiltrate anche nelle fabbriche e nei villaggi), cantano ininterrottamente canzoni come "mio padre mi è caro, mia madre mi è cara, ma Mao Tse Tung mi è più caro". Nenie che si ripetono in un'ossessionante litania come le quattro direttive del "buon cinese" che sono : leggere le opere di Mao, lavorare secondo le direttive di Mao, ascoltare la parola di Mao e diventare un degno discepolo di Mao (non stiamo scherzando, è davvero così!). La lettura da parte delle Guardie Rosse delle opere di Mao non è più lo studio individuale, da parte degli scritti ad un partito, degli scritti di un capo politico ma si trasforma in azione collettiva, pubblica recitazione di un testo "sacro" che viene anche maneggiato con rispetto e devozione, quasi seguendo una regola liturgica. Il libro diventa bandiera, lo si alza in alto sempre aperto alla stessa pagina, quella che mostra l'immagine della divinità alla quale si giura obbedienza: il faccione enorme, tondo, tragicamente stupido, con quella bella testa lucida di pensatore folle. Le Guardie Rosse rapano i capelli a chi non li ha conformi alle nuove regole, vietano i tacchi alti alle donne, fermano i passanti obbligandoli a recitare citazioni di Mao a loro scelta (bontà loro!) costringono i negozi ad adottare nomi convenienti al momento, come Oriente Rosso, e dove la merce più ghiotta sono i ritratti e le opere di Mao. Le Guardie vietano diversivi dall'ideologia rivoluzionaria come cani, gatti e piante, distruggono templi antichi di migliaia di anni strappando dai piedistalli le antiche statue in legno e buttandole per la strada o distruggendole a martellate. IL celebre complesso buddista dei monti Wutai, 860 templi, viene distrutto e i suoi manoscritti bruciati. Si fanno roghi del Corano, si vieta di festeggiare il capodanno cinese, la xenofobia raggiunge vette impensabili, vengono vietati qualsiasi gornale, rivista e libro non scritto in cinese, addirittura si saccheggiano i cimiteri distruggendo quel che resta nelle tombe, si bruciano scene e costumi del famosissimo Teatro dell'Opera di Pechino le cui rappresentazioni sono soppresse a favore delle opere rivoluzionarie a tema contemporaneo. Anche la Muraglia Cinese subirà gravi danni: in parte viene abbattuta e i mattoni usati per costruire porcili. Ceramiche, fregi, testimonianze di un'arte millenaria vengono furiosamente epurati da bande di adolescenti a cui viene dato in mano il potere per "costruire un mondo nuovo". Vengono esposti alla "pubblica adorazione" i ritratti di Lenin e Stalin. L'epurazione dalla scuola dei vecchi professori è spietata: morti a centinaia, giustiziati sulle scalinate degli atenei e dei licei. Famosi intellettuali costretti a fare l'aereoplanino per ore e ore di fronte a giovani che li insultano e li picchiano con bastoni. Traduttori di opere straniere (da Dante a Shakespeare) vengono mandati nei Pogrom (i gulag cinesi). Gli sposi, invece degli anelli, si scambiano le foto di Mao la cui presenza incombe inesorabile su 700 milioni d cinesi ad ogni ora del giorno e della notte. George Orwell, col suo 1984 non avrebbe potuto far di meglio. Le Guardie Rosse, al termine della loro folle avventura nel 1976, quando il Grande Timoniere (fortunamente) esala l'ultimo respiro, avranno già fatto 30 milioni di morti (fonte del corrente governo cinese) e la vendetta da parte delle classi più povere e tartassate della Cina (i contadini) sarà ancora più crudele delle esecuzioni di massa perpetrate nei villaggi e nelle città per circa dieci anni.

Il campionato di calcio

Passiamo ad argomenti più futili e molto meno tragici di quelli narrati nel paragrafo precedente: il campionato di calcio, che parte il 19 settembre. I risultati delle prime contese di serie A riaccendono la voglia di pallone, leggermente assopita dopo la disfatta dei mondiali appena trascorsi e il gol di Pak Do Ik, il dentista coreano che spense sul nascere i sogni di grandezza dell'Italia di Edmondo Fabbri. Un nuovo periodo per il calcio italiano si apre proprio alla vigilia, quando al termine del consiglio federale della FIGC, è stato reso noto che, dal prossimo campionato fino a quello del 1971/72, sarà impossibile tesserare giocatori ed allenatori provenienti da federazioni estere. Bisogna esaurire fino a vecchiezza gli stranieri operanti nel campionato italiano. Dapprima esteso soltanto al 1967, ora posticipato di altri cinque anni. Un'altra novità arriva dalla trasformazione delle squadre di club in società per azioni poi slittata fino al campionato 1999/2000! Come in realtà, il fermo degli stranieri sarà esteso fino al campionato 1980/81. Ma vediamo la prima giornata:
ATALANTA - JUVENTUS 2-0
FIORENTINA - LAZIO 5-1
FOGGIA - INTER 0-4
LECCO - CAGLIARI 0-2
MANTOVA - BOLOGNA 1-1
MILAN - VENEZIA 2-1
ROMA - BRESCIA 1-0
SPAL - TORINO 2-1
Anche se siamo alla prima giornata ci sono già due calciatori in testa con tre goal: Hamrin della Fiorentina e Mazzola dell'Inter.

Ritrovamento archeologico di estrema importanza nei pressi della Domus Aurea di Roma. Nel parco di Colle Oppio viene alla luce una casa patrizia sopra la quale erano stati costruiti nove grandi ambienti che con ogni probabilità venivano riempiti d'acqua per alimentare un vicino laghetto dell'epoca. Centinaia i reperti archeologici venuti alla luce in questo scavo: frammenti di ceramiche, lucerne, anfore, portaprofumi in vetro, centinaia di grandi conchiglie che adornavano gli immensi bagni della villa. Le pareti della stanza erano ornate con pitture di stile pompeiano: sono stati recuperati diversi frammenti in rosso e nero. Ma c'è anche una macabra scoperta: si tratta di resti di circa 500 scheletri. E' stata avanzata l'ipotesi che si tratti di persone morte in seguito ad epidemia e sepolte dopo che i loro abiti erano stati dati alle fiamme. Questo favoloso ritrovamento, passato quasi sotto silenzio all'epoca e al quale in qualsiasi altro paese civile si sarebbe dato notizia in pompa magna, mostra la profonda ignoranza e noncuranza delle istituzioni italiane. Se si pensa alle condizioni in cui versa la Domus Aurea, nel 2005, c'è da vergognarsi. Uno dei posti più importanti del mondo e meta di centinaia di migliaia di turisti è diventata la latrina preferita degli sbandati di tutto il mondo che fino all'anno scorso dormivano tra i ruderi defecando dove più loro aggradava e distruggendo una fontana di più di duemila anni fa. In agosto, in quel posto che dovrebbe essere tenuto come una rosa al naso dal Ministero dei Beni Culturali e dal Comune di Roma, una ragazza è stata tenuta prigioniera da una banda di extracomunitari che l'hanno violentata per quattro giorni di seguito, naturalmente senza che nessuno se ne accorgesse. L'importante, per certa gente, come l'effimera giunta Veltroni è sponsorizzare le Notti Bianche o i concerti al Colosseo, fumo negli occhi per non far vedere che le strade traboccano di immondizia non raccolta e che i buchi nell'asfalto sono peggio di quelli di una città del terzo mondo. Pane et circensis, motto che purtroppo ancora dà i suoi frutti. Segno che l'uomo non è cambiato molto rispetto a duemila e passa anni fà.

Christian Calabrese

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SCALA REALE (1966)
di David Guarnieri

Decima edizione per lo spettacolo abbinato alla Lotteria di Capodanno. Dieci anni di programmi, non sempre baciati dalla fortuna: il successo ha arriso ad un paio di edizioni di "Canzonissima", in particolar modo quella del 1959, diretta da Antonello Falqui, con Delia Scala, Nino Manfredi e Paolo Panelli. Buono il gradimento ottenuto dal terzetto composto da Lauretta Masiero, Alberto Lionello ed Aroldo Tieri, per lo spettacolo diretto nel 1960 da Mario Landi. Pollice verso per "Canzonissima '61" con Sandra Mondani, per "Gran Premio" del 1963 e per "Napoli contro tutti" del 1964, con Nino Taranto (ovviamente, il giudizio sull'edizione del '62", con Dario Fo e Franca Rame non può considerarsi definitivo, visto l'allontanamento dei coniugi Fo). Sufficiente o poco più il gradimento raggiunto da "La prova del nove", edizione '65 di "Canzonissima", condotta da Corrado e vinta, per la cronaca da Gianni Morandi con il brano "Non son degno di te".

Anche nel 1966 il programma cambia nome, divenendo "Scala Reale". Gli autori sono Castellano e Pipolo (nomi d'arte di Francesco Castellano e Giuseppe Moccia). Il regista è Romolo Siena, le coreografie sono di Gino Landi, le scenografie di Cesarini da Senigallia, i costumi di Josè Viñas, l'orchestra è diretta da Mario Migliardi. Il conduttore è Peppino De Filippo, per la prima volta alla guida di uno show del sabato sera. La scelta della Rai, abbastanza sorprendente, viene giudicata con una certa severità dalla stampa (in particolare, vengono messe in parallelo le scelte artistiche dei due fratelli De Filippo, evidenziando il rigore delle opere firmate, dirette ed interpretate da Eduardo, rispetto al percorso di Peppino, definito "leggero" ed "abbordabile"). Oltre a condurre lo spettacolo, De Filippo interpreterà il personaggio di Gaetano Pappagone, già portato al successo nella commedia teatrale "I casi sono due" (ed interpretato in tv, durante una puntata di "Studio Uno '65", accanto a Mina).

"Scala Reale" è una gara tra sedici squadre, composte di quattro elementi. Ogni sabato (a partire dal 24 settembre) scenderanno in campo due squadre, una delle quali passerà al turno successivo, mentre l'altra verrà eliminata dal torneo. Alla finalissima del 6 gennaio arriveranno solamente due compagini, che si contenderanno la palma della vittoria. Fanno parte delle sedici squadre, un capitano, due gregari e una cosiddetta "nuova proposta". I capitani sono stati scelti tra i cantanti che hanno vinto una manifestazione musicale in Italia od abbiano venduto tre milioni di dischi. I telespettatori potranno votare, con le apposite cartoline, per un solo cantante in gara, tra i componenti della squadra preferita. Nel turno eliminatorio, gli interpreti proporranno canzoni di repertorio, scelte da loro stessi. Dai quarti di finale in poi, il capitano di ciascuna squadra, potrà decidere quale brano dei colleghi o di se stesso, dovrà essere sostituito con un brano inedito. Nella puntata finale, gli otto finalisti interpreteranno brani di repertorio e tre canzoni nuove. Le sedici squadre sono così composte:

1^ puntata (24 settembre 1966):
Squadra di DOMENICO MODUGNO con PINO DONAGGIO, GIORGIO GABER e la debuttante MERI MARABINI.
Squadra di LITTLE TONY con ORIETTA BERTI, AUDREY e il debuttante MARIO TESTA.

2^ puntata (01 ottobre 1966):
Squadra di GENE PITNEY con BETTY CURTIS, TONY DALLARA e la debuttante ANNA TESTA.
Squadra di SERGIO ENDRIGO con CARMEN VILLANI, FRANCO TOZZI e la debuttante MARISA SANNIA.

3^ puntata (08 ottobre 1966):
Squadra di CLAUDIO VILLA con IVA ZANICCHI, ACHILLE TOGLIANI e il debuttante GIANNI PETTENATI.
Squadra di AURELIO FIERRO con GLORIA CHRISTIAN, TULLIO PANE e la debuttante ENZA NARDI.

4^ puntata (15 ottobre 1966):
Squadra di ORNELLA VANONI con FRED BONGUSTO, ANNA IDENTICI e il debuttante PAPÈTE (Mario Guarnera).
Squadra di NUNZIO GALLO con TINA POLITO, MARIO ABBATE e il debuttante MARIO MEROLA.

5^ puntata (22 ottobre 1966):
Squadra di GIGLIOLA CINQUETTI con JOHNNY DORELLI, TONY DEL MONACO e il debuttante MASSIMO RANIERI.
Squadra di NINI ROSSO con ISABELLA IANNETTI, MARIO TREVI e il debuttante SERGIO ZANI.

6^ puntata (29 ottobre 1966):
Squadra di GIANNI MORANDI con DINO, SANDIE SHAW e il debuttante ROMANO VIII.
Squadra di NILLA PIZZI con JOHN FOSTER, GINO e la debuttante ELSA.

7^ puntata (05 novembre 1966):
Squadra di DALIDA con LUIGI TENCO, EDOARDO VIANELLO e la debuttante EVY.
Squadra di BOBBY SOLO con WILMA GOICH, REMO GERMANI e il debuttante AMEDEO MINGHI.

8^ puntata (12 novembre 1966):
Squadra di MICHELE con JIMMY FONTANA, RICKY SHAYNE e la debuttante PATTY PRAVO.
Squadra di FRANÇOISE HARDY con NICOLA DI BARI, DON BACKY e la debuttante ADELE MAFINA.

Di settimana in settimana, le due squadre potranno contare sull'apporto di un padrino o di una madrina. Nella puntata d'esordio, Sylva Koscina supporterà Domenico Modugno, mentre Carlo Dapporto affiancherà Little Tony. Per le settimane successive, sono attesi, tra gli altri: Rosanna Schiaffino, Catherine Spaak, Philippe Leroy, Nino Manfredi, Aldo Fabrizi, Silvana Pampanini e Aroldo Tieri.

Un grandissimo ciao!!!!!!!
David Guarnieri

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