Settimana 8 Luglio 1967
( da Settimana TV )

# TITOLO INTERPRETE Quotazione
1La coppia più bella del mondoAdriano Celentano & Claudia Mori€ 11
2A chi Fausto Leali € 11
3Stasera mi butto Rocky Roberts € 11
4Nel sole Al Bano € 10
529 settembre Equipe 84 € 15
6Se stasera sono qui Wilma Goich € 11
7La mia serenata Jimmy Fontana € 10
8Sono bugiarda Caterina Caselli € 13
9La banda Mina € 12
10La rosa nera Gigliola Cinquetti € 11

Classifica 33 giri

# TITOLO INTERPRETE Quotazione
1Diamoci del tu Caterina Caselli€  60
2Per quando noi non ci saremoNomadi € 200
3Adamo Adamo €  30
4Gianni 3 Gianni Morandi €  40
5Mina 2 Mina €  50
 

Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia

La stagione estiva canora è già partita in quarta: Saint Vincent, Cantagiro e Mostra Internazionale Di Musica Leggera di Venezia, che nel 1967 ancora si svolgeva a luglio invece che a settembre. Il 29-30 giugno e il primo di luglio hanno luogo in quel di Venezia tre serate di musica ad alto livello, una manifestazione giunta alla terza edizione. Un nuovo premio viene ad aggiungersi alla Gondola D’Oro e alla Gondola D’Argento, ossia la Ca' D’Oro, assegnata dall’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Venezia al cantante che più ha venduto nel mondo. Quest’anno, il primo, la Ca' D’Oro viene assegnata a Frank Sinatra, per il successo ottenuto durante il 1966 con STRANGERS IN THE NIGHT. Naturalmente Sinatra non verrà a ritirarlo. Sarà per questo che il premio al cantante o gruppo che ha venduto di più nel mondo durante l’anno verrà archiviato? Con questa manifestazione, si intende offrire al pubblico un panorama completo della produzione discografica ed una rassegna dei maggiori protagonisti di quel fenomeno industriale che è il mercato della canzone. A dodici mesi di distanza dalla conclusione della precedente mostra, la Gondola D’Oro va a Caterina Caselli che l’anno precedente aveva presentato su questo stesso palco la canzone PERDONO. La sede di svolgimento è il Palazzo del Cinema al Lido di Venezia mentre la finale è in Piazza San Marco. A presentare ci sono Mike Buongiorno ed Aba Cercato, i cantanti del girone A sono 10 e 10 le voci nuove che a differenza dei big vengono votate da tre giurie composte da rappresentanti di case discografiche, da giornalisti e da una giuria popolare. A vincere la Gondola d’Argento fra i giovani sarà Al Bano con NEL SOLE; precede Claudio Lippi che aveva presentato SI’MARIA. Ai due schieramenti si vanno ad aggiungere gli ospiti stranieri. La mostra viene vista da 30 milioni di spettatori, pensate che cifra impressionante! Cinquemila dei quali in platea e i restanti davanti al video. Ma ecco la classifica finale per la Gondola d’Argento, cioè quella dei giovani:
1)Al Bano – NEL SOLE con 68 punti
2)Claudio Lippi – SI’,MARIA con 63 punti
3)Umberto (Napoletano) – GIOVENTU’ con 62 punti
4)Piergiorgio Farina – L’AMORE E’ COME IL SOLE con 48 punti
5)Gianni Mascolo – NOI con 43 punti
6)Marisa Sannia – SARAI FIERO DI ME con 42 punti

Ora non ci resta che concludere elencando i partecipanti. Lista di difficilissima reperibilità e scovata tra le pagine di un quindicinale dell’epoca, già di nicchia in quel periodo, DISCOGRAFIA INTERNAZIONALE, rivista specializzata spedita per abbonamento postale ed utilizzata dai rivenditori:
GONDOLA D’ORO
ORIETTA BERTI – SOLO TU / RITORNERA’ DA ME
FAUSTO LEALI – A CHI / SENZA DI TE
SERGIO ENDRIGO – PERCHE’ NON DORMI FRATELLO / LA TUA ASSENZA
GIGLIOLA CINQUETTI – LA ROSA NERA / UNA STORIA D’AMORE
MICHELE – DITE A LAURA CHE L’AMO / QUANDO PARLO DI TE
GIORGIO GABER – SNOOPY CONTRO IL BARONE ROSSO / SOGNO
IVA ZANICCHI – LE MONTAGNE / QUEL MOMENTO
CATERINA CASELLI – SONO BUGIARDA / INCUBO N.4
MILVA – DIPINGI UN MONDO PER ME / LITTLE MAN
ORNELLA VANONI – IL MIO POSTO QUAL’E’ / TI SALUTO RAGAZZO
CLAUDIO VILLA – ANGELICA / UNA SIGNORA COME TE

GONDOLA D’ARGENTO
AL BANO - NEL SOLE
LA RAGAZZA 77 (AMBRA BORELLI) – IL BEAT COS’E’
UMBERTO – GIOVENTU’
EMANUELA TINTI – SE TU IMPROVVISAMENTE
GIANNI MASCOLO – NOI
PIERGIORGIO FARINA – L’AMORE E’ COME IL SOLE
CLAUDIO LIPPI – SI’,MARIA
ANNA MARCHETTI – GIRA FINCHE’ VUOI
EVY – IO NON SO QUELLO CHE HO
MARISA SANNIA – SARAI FIERO DI ME

OSPITI STRANIERI
ANTOINE - CANNELLA
ROBERTO CARLOS – LA DONNA DELL’AMICO MIO
GENE PITNEY – AMICO ASCOLTAMI
SANDIE SHAW – LA DANZA DELLE NOTE
LOLA FALANA – SCRIVIMI IL TUO NOME
ALAIN BARRIERE – VA
FRANCOISE HARDY – I SENTIMENTI
UDO JURGENS - CHE VUOI CHE SIA
THE ROKES – RICORDO QUAND’ERO BAMBINO
SYLVIE VARTAN – DUE MINUTI DI FELICITA’
PALITO ORTEGA – LA FELICITA’

Gigliola Cinquetti

Il giallo comincia quando una voce alla radio annuncia LA ROSA NERA cantata da Gigliola Cinquetti durante la vetrina del Disco Per L’Estate. La sua voce elenca una serie di disgrazie tipo: hanno distrutto il nido ad una rondine, hanno gettato un sasso fin lassù, hanno tagliato le ali ad una farfalla, hanno gettato inchiostro in un torrente e catastrofi di questa portata per concludere rassicurante che una rosa di sera non diventa mai ne-e-ra. Anche volendo, ma quando mai si è vista una rosa nera? Poi, non contenta visto che forse era stata un po’ troppo rassicurante, conclude con fare in stile Cassandra: finché la terra non scoppierà. Come è possibile che una rosa di sera non diventi mai nera? E’ un dubbio che arrovella tutti gli italiani, a partire dai floricoltori. E meno male che il maestro Mario Panzeri, un degli autori di questo capolavoro è un notissimo pollice verde. Erano famose in tutta Milano le sue serre sperimentali dove faceva nascere orchidee rare. Il coautore Daniele Pace afferma che nel Corano c’è un verso quasi uguale al quale si sarebbe ispirato. Ma infine cosa significa questa canzone? Che nonostante il male del mondo la speranza non può e non deve morire, proprio come una rosa, che quando scende il buio non cambia di certo il suo colore. Canzone nata per risollevare le sorti di una cantante che stava per finire nel dimenticatoio. Gigliola Cinquetti (della quale ci siamo occupati altre volte su queste colonne) dopo il boom iniziale al Sanremo 1964 non ha mai trovato un brano che l’abbia riportata in classifica. Tre anni senza un disco tra i più venduti (se si esclude una tiepida accoglienza dopo la vittoria al Sanremo 1966 con DIO COME TI AMO) per una cantante giovane sono davvero troppi. Un altro passo falso e la Cinquetti probabilmente avrebbe dovuto dire addio alla sua carriera. Adesso, pur avendo soltanto venti anni, la Cinquetti rischia di rimanere imprigionata in un personaggio che non piace affatto ai ragazzi che sono i maggiori acquirenti di dischi. Ecco quindi l’industria discografica che reinventa per la terza volta il personaggio Cinquetti. Dopo la fase casta e pura degli esordi, si era passati alla fase sofisticata (LA BOHEME, DOMMAGE) ed ora ecco la Cinquetti di protesta, ma dosando il cocktail con cura, in modo da non perdere i vecchi ammiratori, compagni dell’oratorio. Un bel saggio di fredda escalation industriale. O la va o la spacca. E fortunatamente per lei, va. Seconda al Disco Per L’Estate, entra subito in classifica.

I New Dada

Da principio, quando i New Dada erano sei, tutto filava liscio come l’olio. Serate, dischi venduti (vabbè, magari quelli non troppi...). Poi, qualcosa comincia a non marciare come dovrebbe e i litigi sono all’ordine del giorno (la cosiddetta “Sindrome dei Giganti”, l’altro complesso che raggiunta una fama invidiabile è stato capace di autodistruggersi per dissidi interni e gelosie. C’è chi vorrebbe puntare molto sull’aspetto fisico perché sia Maurizio Arcieri che Franco Jadanza sono gli idoli delle ragazzine che vanno al Paip’s di Milano e al Piper di Roma: giovani e belli. Mentre c’è chi giustamente vorrebbe puntare molto sulla tecnica e sullo stile. Ognuno aveva le proprie opinioni e nessuno era disposto a concedere qualcosa a quelle degli altri In più, considerando anche la loro giovane età (il più vecchio 21 anni, il più giovane 18), si erano montati un po’ troppo la testa. Da sei che erano diventano quattro: la prima lite per estromettere il batterista Pupo (niente a che vedere con l’omonimo attuale, Enzo Ghinazzi), poi la fuoriuscita del più carismatico del gruppo, per l’appunto Maurizio che tenta con fortuna la carta del solista. Poi c’è chi va al servizio militare (Giorgio) e quindi restano in tre a rappresentare il complesso: Ferry, Franco e Renè. Intanto Pupo, l’estromesso, decide di formare un complesso e di usare il nome di New Dada e qui scoppiano le grane. Chi potrà usarlo? I tre rimasti decidono di dare in mano agli avvocati la patata bollente e costoro dichiarano che il nome New Dada è di loro proprietà (dei tre rimasti), tanto più che lo hanno addirittura depositato alla camera di commercio come marchio di impresa. Eppoi il loro gruppo è costituito esattamente dalla metà di quello originale (tre su sei) mentre l’altro litigante, Pupo, è solo. Comunque la causa va avanti e i ragazzi sono troppo giovani per seguirla come si deve ed è a questo punto che si intromettono i genitori, famiglie della Milano bene che hanno dimestichezza con le trame di leggi e codici. Così mentre mamma e papà si accollano i pesi legali della vicenda, i figli continuano a suonare. Da un lato Ferry, Franco e Renè sotto il cartello Ferry, Franco e Renè dei New Dada, dall’altro lato Maurizio come Maurizio dei New Dada (lui poi abbandonerà vedendo che tanto, come solista, funziona lo stesso, anche senza il richiamo della premiata ditta nel titolo) e infine Pupo, anche se non si è capito bene contro chi e con cosa si cimentasse in quel periodo. Comunque sia, i New Dada sono definitivamente morti come complesso proprio quell’estate. Il loro ultimo singolo, per ironia della sorte, era anche andato bene nelle classifiche italiane. La canzone era la versione italiana di LADY JANE dei Rolling Stones. La versione originale era già particolarmente dolce e morbida per essere un disco dei Rolling. La loro versione stranamente non sfigura; anzi, addirittura le dona quel tocco di italianità che orienterà sul loro singolo gli acquirenti indecisi se comprare l’originale o l’imitazione. A parte qualche episodio rimasto propriamente tale (Franco con un paio di singoli azzeccati), l’unico di tutto il gruppo a farsi valere successivamente sarà Maurizio Arcieri, sia come solista che come partner musicale della moglie Cristina con la quale costituisce i Chrisma, negli anni settanta ed ottanta.

I Camaleonti

Per un complesso in dirittura d’arrivo, uno che va per la maggiore: si parla dei Camaleonti. Al Cantagiro di quest’anno stanno andando veramente bene, quando ancora sono abbastanza sconosciuti e sono legati ad un etichetta minore, la Kansas. A quest’epoca hanno pensato di incidere un disco tris con un pezzo dal titolo che cavalcava la tigre di ciò che è più a la page nel momento e che è sulla bocca di tutti come fenomeno di costume, I CAPELLONI. Ma a parte qualche segnalazione sui giornali e qualche ripresa televisiva non sono approdati a niente di veramente concreto, in termini di successo. Demerito anche della canzone, francamente brutta (faceva il paio con BIKINI BEAT dei Pooh, anch’essa uscita in estate e che faceva il verso alla moda dilagante del beat condito in ogni salsa). Si può dire anzi che hanno fatto un passo indietro rispetto agli esordi quando lanciarono con discreto successo SHA LA LA LA LA che contribuì a dare il la al pittoresco e colorato universo giovanile dell’ultimo biennio (1966-67), quello sul quale il marketing, la discografia, l’industria dell’abbigliamento insieme a quello dei dolciumi, dei prodotti di bellezza, degli accessori etc etc sta campando ancora oggi. In primavera i Camaleonti, fiutando aria di revival e di stanca generale verso la musica beat, danno il via al mercato delle cover degli anni ’20-’30-’40 con PORTAMI TANTE ROSE, che clamorosamente ottiene un grande successo, inaspettato anche dallo stesso gruppo. Quel amore-amor con la O del secondo amor tenuta lunga, quasi a ricordare un terminato di altri tempi più che un inizio in stile rhytm’n’blues, una commistione fra antico e moderno, colpisce subito il pubblico che pone il brano fra i più ascoltati della primavera 1967. Il disco esce anche con due copertine diverse perché la Kansas, che forse non credeva al successo del pezzo, aveva stampato il singolo in poche copie. Nel frattempo Ricki Maiocchi, tentato dalle sirene dell’avventura solista abbondona il gruppo cercando la sua strada (che sarà ostica e in salita): Livio Macchia, Tonino Cripezzi, Paolo Di Ceglie, Gerry Manzoli e Mario Lavezzi (che abbandonerà il gruppo da lì a poco) non si perdono d’animo ed affrontano la nuova stagione con un singolo che portano anche al Cantagiro, NON C’E’ NIENTE DI NUOVO, un altro colpo ben assestato nelle classifiche discografiche e verso il successo. La canzone verrà anche inclusa all’interno del film LA PIU’ BELLA COPPIA DEL MONDO, con la regia di Camillo Mastrocinque, nel quale lavorano Walter Chiari e Paola Quattrini e che racconta un’improbabile storia d’amore tra Chiari e la Quattrini al Cantagiro di quell’anno, spettacolo del quale erano presentatori. NON C’E’ NIENTE DI NUOVO è la guida rossa che li porterà dritti dritti al singolo della loro consacrazione ufficiale, L’ORA DELL’AMORE, alla fine di questo ’67. Successo strameritato, per uno dei migliori complessi vocali italiani, grandissimi lavoratori ed ottimi professionisti. Mai un litigio (almeno davanti al pubblico e ai taccuini della stampa) ma un grande lavoro che continua ancora ai nostri giorni, con serate su serate (è appena uscito un dvd che festeggia i loro quarant’anni di successi).

Annarita Spinaci

Partecipare ad un Festival di Sanremo, anche se in sostituzione di un cantante, ed ottenere un certo successo di pubblico, non significa assolutamente niente dal punto di vista della protezione e tutela da parte della propria casa discografica, anzi. E' il caso della cantante anconetana Annarita Spinaci, che ha citato in giudizio la sua casa discografica, la Interrecord, perchè non le avrebbe pagato le royalty maturate per la vendita del disco QUANDO DICO CHE TI AMO che, volente o nolente, qualche cosuccia ha venduto. Molti l'hanno definita la rivelazione dell'ultimo Sanremo ma di sicuro due fattori non l'hanno di certo aiutata: il primo è la sicura mancanza del phisique du role, il secondo sta nel fatto che a frenare un poco le vendite ha contribuito l'autore della canzone. Escluso dal Festival, Tony Renis, che ha inciso il pezzo, si è assestato in buona posizione nelle classifiche (tra l'altro erano anni che mancava dalle classifiche di vendita). Tornando alla Spinaci, la cantante chiede che sia sciolto il contratto che la lega alla società anche perchè quest'ultima avrebbe venduto sottocosto il suo disco. La casa sostiene che vendere un disco sottocosto andrebbe prima di tutto contro gli stessi interessi dell'azienda. Forse tutto questo rancore tra le due parti risale ad un mese prima quando in maggio la cantante aveva mancato di recarsi a Milano per un'incisione e per prendere accordi circa una campagna pubblicitaria in Italia e in Svizzera. Tanto succede che lei, appena nata (discograficamente), è praticamente già cadavere. Il suo ultimo singolo viene inciso con la Philips e il titolo, dal suono profetico, è CIAO CARO, tanto che non venderà assolutamente nulla. In copertina un’orribile foto dove la cantante sembra avere un’età superiore ai 50 anni quando invece ha poco più di venti anni. Come si faccia ad offrire un'immagine così lontana da quello che il pubblico vuole da un cantante, proprio non lo si capisce. In un mondo in cui tutto è obbligatoriamente giovane ecco che appare una giovane che sembra una vecchia? A partire dalla voce, che non ha nulla di particolare e che sembra quella di una qualsiasi cantante di dieci anni prima. Intendiamoci, niente da rimproverarle: voce più che buona, anzi... ha solo sbagliato l’epoca! Spinaci sarà ricordata esclusivamente per quel Sanremo anche se inciderà dischi fino alla fine degli anni settanta (e oltre) con un indice di successo uguale a zero.

Fabrizio De Andrè

Guai contrattuali anche per Fabrizio De Andrè: il cantautore genovese è in causa con la sua casa discografica, la Karim, anch'essa di Genova. Il noto autore ha presentato un esposto al giudice lamentando il fatto che negli ultimi tempi la casa discografica è stata carente nel corrispondergli i suoi diritti d'autore; egli chiede un risarcimento dei danni e la rescissione del contratto. Dal canto suo la Karim ha presentato un controesposto allo stesso giudice per accusare De Andrè di aver accordato, senza alcun preavviso, i diritti di pubblicazione ad un'altra casa discografica. Chiede un immediato risarcimento del danno subìto calcolandolo in circa cinquanta milioni di lire da computarsi sui profitti delle canzoni che De Andrè avrebbe già inciso per la casa concorrente.

Cantagiro

A Roma c'è una gang di ladri di appartamenti organizzata nei colpi a personaggi del mondo dello spettacolo. Nel giro di pochi giorni hanno fatto razzia nelle abitazioni di Sofia Loren, di Claudia Cardinale, dei coniugi Vianello (Edoardo e Wilma Goich) e, per ultimo, di Little Tony. Nell’ abitazione di quest’ultimo, in Via Gregorio VI, hanno portato via tutti i trofei (compreso il Disco D'Oro ottenuto per RIDERA'), una decina di medaglie, una statuetta d'oro ed un televisore portatile. Niente, forse, a confronto del bottino portato via a Vianello e famiglia: si calcola un danno di circa dodici milioni di lire: nel 1967, non sono certo pochi. Nel frattempo i due coniugi (che ancora cantano separati - non esisteva ancora il duo de I Vianella, nato nel 1971) chiedono di ritirarsi dal Cantagiro perchè si considerano degli sportivi e l'abolizione della gara a gioco iniziato non è piaciuta ai due. Questa decisione è stata presa dopo l'adesione al Cantagiro di Adriano Celentano che notoriamente odia le gare, per paura di perderle. Per assicurarsi il big, Radaelli snatura il senso della competizione, cosa che non sta affatto bene a molti dei cantanti partecipanti. Con la gara, tutti avrebbero di che guadagnare, tranne forse quei due o tre personaggi con tutte le carte per vincere ma che potrebbero vedersi scippare la vittoria da uno meno famoso di loro. Uno di questi probabili vincitori non è certamente Vianello, ormai fuori dal giro dei big da qualche tempo. Sicuramente la Goich, che presenta SE STASERA SONO QUI, avrebbe più da recriminare per la mancanza della classifica. Entrambi si sono iscritti alla gara pur sapendo a quale difficoltà sarebbero andati incontro e si sono liberati dai precedenti impegni ma ora il loro interesse è scemato dal momento che la gara non c'è più. La canzone che porta Edoardo Vianello si intitola POVERO LUI: niente di più appropriato visti i riscontri di pubblico sia al Cantagiro che nei negozi di dischi. Non certo una brutta canzone (difficile che Vianello scriva una canzone davvero brutta) ma era proprio Vianello a non interessare più al pubblico che lo considerava ormai un cantante di un'altra epoca. Allo spettacolo messinese erano ugualmente presenti, sia pure come “turisti” al seguito della carovana, dovendo sottostare ad un rigido contratto. In caso di abbandono avrebbero dovuto pagare una penale di 40 milioni. La loro protesta ha però trovato l’appoggio di altri cantanti, anche loro seccati dal fatto che, per favorire un singolo personaggio, ci sia stato un colpo di spugna così clamoroso in un contesto che ha sempre trovato la sua ragione di essere proprio nella gara. Dino, Ricky Shayne, Riki Maiocchi, Gianni Pettenati, Mario Zelinotti, Nicola Di Bari ed una biondissima diciannovenne Patty Pravo non ci stanno e lo fanno sapere a chiare note. Tutti costoro avrebbero guadagnato in un’eventuale gara con un possibile buon piazzamento. L’unico a rimetterci sarebbe stato Celentano e forse la Pavone, che comunque è la vincitrice di un referendum indetto dal Radiocorriere, secondo il quale al primo posto si assesta lei, al secondo Adriano Celentano, al terzo Nicola Di Bari, al quarto Wilma Goich, al sesto Dino, al settimo Bobby Solo ed all’ ottavo Patty Pravo. Sarebbe interessante scrivere un articolo su quel Cantagiro ma, essendo pieno di avvenimenti, ci vorrebbe uno spazio di circa venti pagine, una specie di opuscolo sul Cantagiro 1967. Non è detto che non si faccia quando capiterà di nuovo l’occasione di parlarne.

Adriano Celentano

La canzone di Celentano si chiama TORNO SUI MIEI PASSI ed è una reprimenda indirizzata al mondo beat, alla moda dilagante ormai diventata costume per il quale tutto è beat, dalle caramelle al gelato. “Padre” Adriano dice che in linea di massima non ha niente contro il beat ma se essere beat significa non lavarsi, scappare di casa e drogarsi o il fenomeno cambia nome oppure presto sparirà (TRE PASSI AVANTI). E come al solito è stato un buon profeta. Nel senso che la moda beat sparirà in breve tempo ma gli aspetti negativi (che evidentemente non erano legati strettamente alla moda) sono rimasti: non saranno più legati al mondo beat ma ad altri mondi, sicuramente molto più deleteri e meno naif. Naturalmente si sta parlando della droga e di atteggiamenti autodistruttivi, non certo del non lavarsi (!!). Celentano è indubbiamente bravo come uomo di spettacolo, è un incantatore di serpenti, sa il fatto suo come personaggio dello spettacolo e come industriale. Sa sempre quello che vuole, annusa i tempi come un cane da tartufo ed è difficile che sbagli. Sente prima degli altri dove tira il vento: c’è il rock che impazza nel mondo e lui ce lo porta in casa, si accorge di Bacharach e lo lancia come autore e arrangiatore (STAI LONTANA DA ME) tanto è vero che verrà utilizzato da altri cantanti italiani, come la Carmen Villani degli inizi (POTRAI FIDARTI DI ME), sente che i tempi sono maturi per protestare ed incide MONDO IN MI SETTIMA. Ora si scaglia contro il beat e i suoi eccessi e anche stavolta vince lui (il beat morirà in una nuvola di fumo, come predetto nella canzone, proprio alla fine di quell’estate del 1967, soppiantato dalla psichedelia e dall’underground, da brani come A WHITER SHADE OF PALE). In un mondo di improvvisatori (tutte marionette con il cuore di stracci senza amore e pietà) si scaglia contro quei cantanti ai quali basta tenere in mano una chitarra per sperare in un successo facile , senza averne le capacità di base. Forse è uno dei pochi che, seppur su un piano da piccolo industriale, riesce a competere contro le grandi case discografiche (oggi diremmo etichette indipendenti contro multinazionali) e a condurre in porto i propri affari con grande abilità. E’ spregiudicato e calcolatore ma queste due virtù/difetti passano per smisurata sincerità e su questo gioco di ambiguità incanala da anni (dal 1958) il suo grande successo.

Tony Dallara

E il successo come arriva se ne va. E’ una cosa della quale chiunque, nel fare il mestiere di cantante, tiene da conto. E’ una regola non scritta ma quasi obbligatoria. Non capita a tutti, a dire il vero, ma a molti. Chissà se nel 1959/60, in pieno boom discografico, a Tony Dallara (al secolo Antonio Lardera) sarà mai passato in mente. Ne dubitiamo: mentre si cantano canzoni come COME PRIMA, TI DIRO’ o ROMANTICA, come si fa a pensare che la pacchia avrà un termine? Dopo essere passato per tre case discografiche, l’ultima, la CBS gli da il benservito. Scaduto il contratto, non lo rinnova e nessuno ai vertici dell’azienda gli fa immaginare un eventuale prolungamento. Il disco inciso da Dallara intitolato COSA SI FA STASERA? passa praticamente inosservato. Trasmesso qualche volta alla radio ma in sordina, non vende nulla. Dallara canta diversamente dagli inizi ed è anche normale: come potrebbe sperare in un eventuale successo cantando come faceva dieci anni prima, in quest’epoca in cui un anno equivale ad almeno dieci dei nostri attuali? Quella canzone viene comunque ignorata dalla massa degli acquirenti e di chi semplicemente ascolta la radio: un Dallara nell’epoca dei Fausto Leali, delle Patty Pravo, dell’Equipe 84 e dei Rokes (per citare qualche nome tra i più in voga nel 1967) c’entra come possono entrarci le vongole sul gelato! Una delle situazioni più angoscianti gli era capitata due anni prima, al termine di una serata al Cantagiro in Toscana: era sdraiato su una panchina quando gli si avvicinò una signora sulla quarantina che cercava un effetto personale tra le seggiole abbandonate dalla folla e gli disse: o che ci fa costì, signor Dallara? Lui rispose che era lì perché faceva il cantante e la signora per nulla paga: ma ancora canta? A Tony Dallara crollò il mondo addosso: non solo non l’aveva notato tra i tanti cantanti della serata ma si chiedeva, stupita, se fosse ancora attivo. A SCALA REALE lo prendono per fare il gregario di Gene Pitney (SCALA REALE era il programma abbinato alla Lotteria Italia 1966). Lui che aveva inventato l’urlo era ridotto a portare la borraccia ad un americano dalla voce di gallina che in America non se lo filava più nessuno e che in Italia aveva venduto quattro volte meno di lui nel periodo d’oro. Ma queste sono le regole. Prima a me, dopo a te. Non passa più, come la canzone che cantava nel 1959: in questo caso a non voler ripassare più per la sua stessa via è il successo. Questo era il Dallara disperato del 1967. In seguito, pur non riacciuffandolo più (il successo) avrà tante occasioni per rimettersi in carreggiata, fare serate e tanta tv. Anche adesso non è certamente difficile vederlo in tv nelle varie BUONA DOMENICA, DOMENICA IN, LA VITA IN DIRETTA e schifezze del genere. In più la sua attività come pittore va sempre abbastanza bene. Il buon Tony Dallara non ha di che lamentarsi. Chissà se avrebbe mai creduto, in quel 1967, quando pensava addirittura al suicidio, che nel 2005 sarebbe stato ancora nel giro!

I distintivi beat

Il beat, come spesso si è detto, oltre ad essere stato un fenomeno musicale è stato (e soprattutto) un fenomeno sociale e di costume seppure effimero. Una delle manie del 1966-1967 erano i buttons, bottoni con dietro una spilla da balia adatti ad essere agganciati a giacche, camicie, minigonne, borse, etc. Questa moda, che ritornò prepotente all’inizio degli anni ottanta (quando i ragazzini andavano in giro con la lingua degli Stones e con i nomi dei quattro Kiss attaccati alla giacca jeans), era stata importata direttamente dall’Inghilterra. I buttons originali recitavano frasi assurde e non sense oppure dichiaravano un amore per un particolare cantante o gruppo ma sempre in maniera spiritosa. Ad esempio: in case of necessity, please, call John, riferito naturamente a Lennon. In Italia le cose erano differenti: c’era l’immagine del cantante oppure il titolo di una canzone o uno slogan alla moda (da come potete giudicare a fate l’amore non fate la guerra) ed erano pubblicizzati dai giornali per ragazzi. Sophia Loren si faceva vedere in giro con una spilla che spiegava Kiss me, I’m Italian. Segno che la moda si era estesa non soltanto ai giovanissimi ma ad una larga fascia di pubblico. Oltre ad essere venduti per corrispondenza o nei negozi di dischi più forniti, i buttons si trovavano anche nelle librerie. A Firenze, scoppia una guerra dei bottoni: a dichiararla è il Comune contro la libreria Feltrinelli in Via Cavour. Per vendere questi buttons è necessario avere una licenza di merceria e la Feltrinelli non ce l’ha, essendo una libreria. La direzione considera l’articolo un gadget, un oggetto da collezione, un messaggero di idee scritte come un qualsiasi libro e quindi continua a venderli come niente fosse. Il comune insiste dicendo che gli oggetti in questione sono bottoni e la libreria replica facendo osservare che i distintivi sono simboli di associazioni, di comitati, di gruppi, proprio per quello che recano scritto. E continua a venderli. Tanto, da lì a qualche mese, saranno considerati paccottiglia senza alcun valore perché la moda cambia e in certi casi molto più velocemente delle stagioni.

La "moda" della droga

Legalizzate la droga! E’ questo il grido che si sente davanti al tribunale dove si sta svolgendo il processo ai Rolling Stones. Come scrivemmo in un altro saggio riguardante l’Inghilterra dopata del 1967, marijuana, eroina e cocaina fanno parte ormai dell’armamentario rock, pop e beat. Non c’è cantante che non ne faccia uso o faccia fatica ad ammetterlo. Anzi, è quasi un vanto, da quando Paul e John dei Beatles sono stati fermati per uso e possesso di stupefacenti e Mick, Brian, Keith dei Rolling li hanno seguiti a ruota. Who, Troggs, Spencer Davis Group, Doors etc. Ne sono esenti i cantanti per famiglie e cioè le varie Dusty Springfield, Cilla Black, Sandie Shaw o anche Tom Jones, forte della sua fama di minatore gallese ed uomo tutto d’un pezzo che non ricorre a certi mezzi per essere al top. I Rolling Stones sono così dentro al problema droga che in Usa coniano una parola ed un verbo a loro immagine e somiglianza: per indicare uno “strafatto”, gli americani dicono stoned (letteralmente pietrificato). Coloro che gridano legalizzate la droga sono naturalmente i loro fan. La popolarità di un personaggio può giungere al punto di spingere gli ammiratori a chiedere che il suo reato venga legalizzato pur di non vederlo punito. Le condanne sono state pesanti: tre mesi a Mick Jagger ed un anno a Keith Richards, anche se sono stati messi un libertà provvisoria dietro cauzione di 7000 sterline (12 milioni di lire del 1967). L’Inghilterra dei Beatles e della musica beat e la droga: in nessun paese europeo il problema della droga è così sentito come in Inghilterra. Sul Times un gruppo di personalità eminenti (tra cui un premio Nobel, due deputati e lo scrittore Graham Greene) ha pubblicato un’inserzione a pagamento per rivendicare la libertà di fumare la marijuana. Una parlamentare, sottosegretario agli Interni, ha riferito in Parlamento sull’uso di una nuova droga, chiamata STP che provoca effetti allucinogeni molto più forti del famoso LSD. Lo stesso sottosegretario è rimasto sbalordito nel leggere gli elogi degli allucinogeni pubblicati da una rivista femminile. Nell’articolo uomini e donne celebri elogiavano le droghe come se non ne potessero fare a meno. Solo la cantante Lulu (poi sposa di Maurice Gibb dei Bee Gees) spiegava di non aver bisogno di droghe perché l’amore naturale è assai più antico ed efficace degli eccitanti artificiali.

Per la serie echissenefrega:
- Teddy mi ha regalato un cavallo (Rita Pavone su Settimana TV)
- Ola sta costruendosi il suo nido sulle colline veronesi (Gigliola Cinquetti su Settimana TV)
- Soraya canta per quadrare il blancio (Oggi)
- Anna Moffo vuole diventare una donna vampiro (Oggi)
- I Dik Dik hanno un amuleto (da Giovani)
- Voleva farsi suora! (Dalida su Settimana Tv)
- Brigitte Bardot : il mio parrucchiere preferito è mio marito Gunther Sachs (da Sorrisi & Canzoni TV)

I cachet

E per finire, diamo i numeri, intesi come compensi per i cantanti che stanno per iniziare la loro stagione più redditizia, quella estiva, con decine di serate in giro per l’Italia. La più pagata è Mina, con un milione e settecentomila lire. Al secondo posto Adriano Celentano, con un milione e seicentomila lire. Cifra che chiede anche Rita Pavone. Un milione e duecentomila lire vale Caterina Caselli. Ad un milione si attestano Bobby Solo, I Giganti, Ornella Vanoni. Di settecentomila lire si accontanta Johnny Dorelli, che funge anche da sonnifero. Mezzo milione alle rivelazioni dell’estate Patty Pravo, Fausto Leali, Al Bano. Per i cantanti stranieri un milione vanno a Rocky Roberts, Lola Falana, Sandie Shaw, Antoine. Per Adamo ci vuole un milione e ottocentomila lire. Aznavour chiede invece due milioni e seicentomila. Queste cifre naturalmente sono ufficiose, la realtà non è mai così per ovvi motivi di tasse e fisco. In realtà alcuni cantanti costano di più. Il che siginifica che nel locale, per andare alla pari, bisogna quasi incassare quattro milioni. Le tasse sfiorano il 33%, poi ci sono gli annunci sui giornali, i manifesti e tutto il resto, per cui metà dell’incasso vola via. Se lo spettacolo viene effettuato in un locale di grido, ci sarà l’introito delle cosumazioni a prezzo maggiorato e i camerieri percepiscono la percentuale sui conti. E i gestori dei locali, nell’arco di tre mesi, non possono solo giostrare su nomi di medio calibro: qualche puntata in alto la devono pur fare, anche per dare un tono al locale. Ma spesso, alla fine, piangono.

P.S. Nota metereologica: fine giugno-inizio luglio 1967, l’Italia boccheggia sotto temperature tropicali. A Roma ci sono 42° gradi all’ombra e il 70% d’umidita. E’ proprio il caso di dire niente di nuovo sotto il sole.

Christian Calabrese

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GIUGNO – LUGLIO 1967
di David Guarnieri
Ciao a tutti, amici di “Hit Parade Italia”. Questa volta vi parlerò di tre programmi di intrattenimento, trasmessi dalla Rai – Radiotelevisione italiana, tra il mese di giugno e il mese di luglio del 1967.

“TUTTO TOTÒ”
Ultima fatica professionale di Totò, scomparso nel mese di aprile del 1967. La Rai, decide di “sfruttare” immediatamente la serie tv ideata da Bruno Corbucci e diretta da Daniele D’Anza. Il ciclo di telefilm prevede sei episodi, ognuno – ovviamente – imperniato sulla figura del principe De Curtis. Il grande attore napoletano ripropone con il suo stile inconfondibile, le macchiette più note, estratte dal suo repertorio: dal direttore d’orchestra, all’apprendista coiffeur, dal latin lover al viaggiatore nel vagone letto. Due episodi di “Tutto Totò” sono dedicati, più o meno motivatamente, al mondo della musica leggera:
“Totò Ciak”: parodia dei generi cinematografici più popolari negli anni ’60: i film western, i film musicali e i polizieschi alla “007”. Le “guest star” ospiti sono: Gordon Mitchell nella parte di Ringo, Daniele Vargas nei panni di un ipotetico nemico di James Bond, Ubaldo Lay alias Eziechele Sheridan e Margherita Guzzinati, nel ruolo di se stessa. Nell’episodio – abbastanza slegati dal contesto – ma, ugualmente gradevoli, appaiono i seguenti cantanti, che interpretano un loro successo: Donatella Moretti (“Era più di un anno”) Michele (“È stato facile”) Gianni Morandi (“Povera piccola”) Maurizio Graf (“Angel Face”) Anna Identici (“Una lettera al giorno”) Bobby Solo (“Per far piangere un uomo”)   “Totò Yé-Yé”: questa volta, ad essere bonariamente presi di mira sono i beat-nik, l’abbigliamento stravagante, il “Piper”, le minigonne delle ragazze e i capelli lunghi dei ragazzi dell’epoca. Totò, in questo episodio viene coadiuvato dalla sua storica “spalla”, Mario Castellani, Marisa Merlini, Ferruccio Amendola, Didi Perego, Gianni Agus e da un’inedita (e doppiata) Patty Pravo, in veste di trait d’union. I cantanti, ospiti della puntata sono:
Nomadi (“Come potete giudicar”) Solidea (“Ciao amici”) Tony Renis (“La ragazza di Liverpool”) Remo Germani (“Una danza al chiar di luna”) Patty Pravo (“Sto con te”) Mina (“Ta-ra-ta-ta”)   La serie tv diretta da Daniele D’Anza non ottiene un particolare successo di critica, ma il pubblico risponde abbastanza bene, conferendo a “Tutto Totò” un buon risultato di pubblico e di gradimento. Le musiche del telefilm sono scritte dal M° Gianni Ferrio. Le scene sono ideate da Giorgio Aragno. Il direttore della fotografia è Marco Scarpelli (una curiosità: l’operatore alla macchina, è il grandissimo Vittorio Storaro, futuro premio Oscar). La sigla finale, “Non c’è più niente da fare”, cantata da Bobby Solo, riporta in hit parade il cantante romano, dopo le ultime incisioni discografiche, non certo baciate dalla fortuna (vedasi in particolare, la negativa partecipazione al Festival di Sanremo 1967 con il brano “Canta ragazzina”).

“ECCETERA, ECCETERA”
In onda dal 22 luglio 1967, è il varietà del sabato sera del Canale Nazionale. I testi sono firmati da Marcello Marchesi ed Italo Terzoli. Le musiche sono di Aldo Buonocore, le coreografie sono affidate a Don Lurio. La regia è di Vito Molinari. Lo show, registrato al Teatro della Fiera di Milano, è condotto da Gino Bramieri, Marisa Del Frate e da Pippo Baudo. Il titolo enigmatico, è spiegato da Bramieri e dalla Del Frate, nel corso del primo appuntamento. L’“eccetera” riguarda il personaggio che, dopo essere stato confuso tra la folla, è divenuto celebre. Tra gli attori intervenuti, possiamo ricordare: Lia Zoppelli, Ernesto Calindri, Gianni Santuccio, Gloria Paul, Corrado Pani, Franco Volpi, Lina Volonghi, Mimmo Craig, Lilla Brignone. Gino Bramieri e Marisa Del Frate (di nuovo insieme, dopo i successi de “L’amico del giaguaro” e di “Tigre contro Tigre”) si producono in divertenti sketch, coadiuvati da un Pippo Baudo, reduce dalla positiva esperienza di “Settevoci”. Gli ospiti musicali, immancabili, sono, tra gli altri: Adriano Celentano che canta la dissacrante e polemica “Tre passi avanti”, Memo Remigi, Germana Caroli, Carla Boni, Achille Togliani, Milva (con “Dipingi un mondo per me”), Johnny Dorelli (“Arriva la bomba”), Bruna Lelli (“Che vita la mia”), la New Vaudeville Band, Nilla Pizzi (“Quello che verrà”), Gigliola Cinquetti (“La rosa nera”), Françoise Hardy (“I sentimenti”), Luciano Tajoli, Mina (“La banda”), Alberto Rabagliati, Lalla Castellano, Sylvie Vartan (“Due minuti di felicità”) e Franco Cerri. Anche per quest’anno, l’accoppiata Gino Bramieri – Marisa Del Frate riceve una accoglienza assai calorosa. Anche Pippo Baudo, al suo primo show del sabato sera riscuote critiche positive e un notevole incoraggiamento da parte del pubblico. I testi di Terzoli e Marchesi e la regia (come sempre apprezzabile) di Vito Molinari fanno il resto, conferendo al varietà un’aria spiritosa e leggera, decisamente adatta ad uno show estivo.

“EMILIANA”
Curioso special in onda il 20 luglio 1967, con testi di Leo Chiosso e Marcello Marchesi. La regia è di Stefano de Stefani. La direzione d’orchestra è affidata ad Hengel Gualdi. La singolarità di questo programma è rappresentata dalla presenza di artisti nati in Emilia-Romagna. Il conduttore, non a caso è il bolognese Raffaele Pisu, spalleggiato da Gino Cervi, reduce dal trionfo de “Le avventure del commissario Maigret”. I cantanti presenti sono: Piergiorgio Farina (“L’amore è come il sole”), Bruna Lelli (“Che vita la mia”), Equipe 84 (“29 settembre”), Milva (“Inno a Oberdan”), Nilla Pizzi (“Quello che verrà”), Lucio Dalla (“1999”), Orietta Berti (“Ritornerà da me”), Anna Marchetti (“Il mondo cambierà”), Carmen Villani (“Grin grin”), Gianni Morandi (“Un mondo d’amore”) e Iva Zanicchi (“Ci amiamo troppo”).

  Buona estate da
David Guarnieri

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