Settimana 19 Febbraio 1970
( da Giovani )

1) Ma chi se ne importa - Gianni Morandi
2) Se bruciasse la citta' - Massimo Ranieri
3) Come hai fatto - Domenico Modugno
4) Mi ritorni in mente - Lucio Battisti
5) Un'ombra - Mina
6) Questo folle sentimento - Formula Tre
7) Goin'out of my head - Frank Sinatra
8) Venus - Shocking Blue
9) Occhi neri occhi neri - Mal
10) Una bambola blu - Orietta Berti
11) Get Back - The Beatles
12) Agata - Nino Ferrer
13) Mezzanotte d'amore - Al Bano

In attesa dell'imminente Festival di Sanremo che, nel 1970, avrà inizio il 26 di febbraio (e di cui parleremo più avanti) le canzoni presenti in classifica questa settimana sono state quasi tutte presentate a Canzonissima, vuoi nella finale che nelle puntate antecedenti la finalissima. Si distinguono (a parte gli stranieri) solo Battisti, Mina e il complesso di Lucio, la Formula Tre.

DOMENICO MODUGNO

Ritorna in classifica dopo anni di assenza DOMENICO MODUGNO che, grazie al rilancio avuto da Canzonissima e ad un filone musicale (quello della canzone parlata) che gli porterà molta fortuna negli anni a venire (LA LONTANANZA, COME STAI, PIANGE IL TELEFONO e IL MAESTRO DI VIOLINO), riparte alla grande e torna ad occupare il posto che gli spetta di diritto nell'Olimpo dei grandi.
Il grande ritorno al successo di Modugno è stato molto dibattuto sui giornali dell'epoca ed è stato l'argomento principale dell'ultima manche di Canzonissima 1969 , quando si credeva al colpaccio, alla sorpresa di una vittoria sul filo di lana. E’ la prima volta che un cantante in declino riesce così clamorosamente a tornare sulla cresta dell’onda. In Italia non era mai accaduto. Quando eri finito, eri finito. Punto. Sembrerebbe quasi che il titolo della sua canzone fosse una specie di domanda rivolta a lui: MA COME HAI FATTO a ritornare così prepotentemente al successo quando tutto sembrava remasse contro? Arriva solo quarto con 418 mila cartoline ricevute. Molto di più di quello che avrebbe sperato, convinto com'era di fare un apparizione e poi essere subito eliminato.
Giunto al traguardo dei quarant’anni, sembrava definitivamente tagliato fuori dal giro importante, sebbene avesse lanciato negli ultimi due anni canzoni come MERAVIGLIOSO, presentata in finale a Partitissima 1967 e che non ebbe successo, e IL POSTO MIO, al Sanremo 1968. In estate gli ritorna la nostalgia della canzone e si ripresenta alla RCA dicendo che ha voglia di fare ancora il cantautore. Il contratto è così redatto: non vuole anticipi e soldi di ingaggio. Solo la possibilità di incidere le canzoni che piacciono a lui. Se la casa ci rientra coi soldi vendendo dischi viene pagato, altrimenti niente. Alla Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia presenta RICORDANDO CON TENEREZZA, canzone che parla di un figlio che si allontana dalla madre e nello stesso tempo si ricorda di tutto quello che la madre ha fatto per lui. La gente si rende conto che nel mondo della musica leggera c’è ancora qualcuno che sa toccare certe corde con parole semplici senza scadere nella retorica. Poi, il boom di Canzonissima.
In questo 1970 sarà riscoperta dal pubblico insieme ad altre canzoni che subirono la stessa sorte della canzone già citata (MERAVIGLIOSO). E non solo quella. Sull'onda del successo, la RCA sarà fulminea a ristamparla anche su singolo, così come farà reincidere a Modugno la sua VECCHIO FRACK in una nuova versione, la stessa presentata a Canzonissima; nonostante la vetustà sarà proprio lei a ridare smalto e slancio al nuovo Modugno, che la canta dal vivo con un piede appoggiato alla sedia e l'orchestra quasi assente.
COME HAI FATTO nel suo parlato iniziale ricorda la poesia di Prevert QUESTO AMORE. Certo, è leggermente enfatico ma è nello stile di Modugno, tra l'appassionato e il "garibaldino". Una canzone che aveva nel cassetto da qualche anno e che aspettava solo il giusto momento per poterla presentare. Esce in poche copie perché la RCA non credeva molto al rilancio in grande stile. Il disco si esaurisce in pochi giorni in tutta Italia e allora si decide di cambiare la copertina, questa volta dandogli una veste grafica più accurata. La casa discografica, non potendo fare fronte alla richiesta dei negozianti che prenotano il disco, si rivolge agli stabilimenti milanesi perché ne stampino urgentemente altre migliaia di copie. La gente riscopre Modugno e ritornano i tempi di quando era Mister Volare. La rubrica radiofonica Hit Parade lo nomina per la prima volta nella sua esistenza. Lui, riacciuffato il successo, decide di curare la sua immagine pubblica. In che modo? Centellinando le partecipazioni alle varie manifestazioni e incidendo solo brani in cui crede veramente. Ad esempio, dice no a Sanremo, come tutti i suoi colleghi finalisti, tranne i sempre super-presenzialisti Villa e Berti che invece andranno perché loro vivono di manifestazioni. Altrimenti non ce la fanno a vendere qualche disco senza una promozione così imponente. Oddio, per Villa non c'è problema, tanto lui i dischi non li vende lo stesso. Per Modugno si era pensato di affiancarlo a Nicola Di Bari.
Sul fronte teatrale Modugno non ha mai smesso e proprio in questo periodo presenta uno spettacolo con Paola Quattrini dal titolo MI E' CASCATA UNA RAGAZZA NEL PIATTO.

MASSIMO RANIERI

Ha solamente diciotto anni e tutto gli è accaduto nel giro di un solo anno. La vittoria al Cantagiro con ROSE ROSSE che ha venduto mezzo milione di copie, un film pluripremiato come METELLO, l’interesse dei media concentrato su di lui, copertine sui giornali, finalista a Canzonissima. Il nuovo decennio non può che cominciare bene per Massimo Ranieri, nella vita di tutti i giorni Giovanni Calone, nato al Pallonetto, quartiere povero di Napoli, nel 1951. Il suo viso e la sua storia sono stati immortalati in una famosa trasmissione televisiva curata da Gian Paolo Cresci, UN VOLTO UNA STORIA. Dove si viene a conoscenza di un ragazzo totalmente diverso dall’idea che ci si potrebbe fare. Ha una quotazione di 800 mila lire a serata ma ora, chi vuole averlo, deve pagare salato dopo la presenza in finale a Canzonissima e METELLO. SE BRUCIASSE LA CITTA’ è un brano un po’ vecchia maniera, costruito sullo stile di ROSE ROSSE. Se l’avesse cantato qualcun altro a cui avrebbe calzato a pennello (per esempio una voce come quella di Tony Del Monaco) non avrebbe probabilmente avuto il successo che invece ha avuto nell’interpretazione appassionata e vera di Massimo Ranieri. Il terzo posto a Canzonissima gli sta anche stretto e arriva dietro a Villa che lo precede di pochi punti.

AL BANO

La canzone (MEZZANOTTE D'AMORE) è veramente bruttina ma riesce a farsi largo ugualmente vendendo anche bene. Lui, come al solito, canta a piena voce con quelle tonalità che riuscirebbero a spaccare i vetri. Grande spiegamento di voce e di capacità per un brano modesto. Il 1970 si è aperto alla grande per il cantante di Cellino San Marco. E’ in procinto di girare il suo sesto film in tre anni. E ci sono due tournee dietro l’angolo. La prima in Brasile ed una in Germania. Che vanno ad aggiungersi alle fortunate esibizioni in Canada e in Giappone durante il 1969, con le quali Al Bano ha posto le basi per il mercato estero. Basi solidissime, occorre dire, se si pensa che i dischi del signor Carrisi hanno raggiunto nel corso dell’anno precedente posizioni lusinghiere nelle classifiche estere. La MANANA, che sarebbe MATTINO, in Spagna ha raggiunto le prime cinque posizioni. La stessa canzone in francese ha avuto buona accoglienza in Canada e in Francia (L’AMOUR EST PAREIL A LA CHANCE). PENSANDO A TI (PENSANDO A TE) è arrivata al quinto posto in Spagna ed è andata benissimo in Argentina, raggiungendo posizioni di vetta.

GIANNI MORANDI

Vince Canzonissima ma non convince più di tanto. Sembra che la vittoria gli spetti di diritto, sebbene qualcosa sia cambiato dall’edizione precedente che lo vide vincitore per la seconda volta. Quest’anno a fargli ombra è l’astro nascente di Massimo Ranieri, che catalizza le simpatie delle minorenni dai gusti “popolari”, quelle ragazzine sempre pronte a soppiantare il vecchio idolo (magari solo di qualche mese) per il big del momento. Quelle che riempiono diari e quaderni con le foto prese dalle riviste. Beh, in quel senso, Morandi è in caduta libera. MA CHI SE NE IMPORTA sembra un collage della sua ultima produzione. Tipico prodotto della premiata ditta Migliacci-Mattone, sempre in sintonia con i gusti del pubblico delle manifestazioni popolari italiane. C’è un fatto, legato a questa canzone, non molto chiaro. Come tutte le canzoni partecipanti alla finale di Canzonissima, dovrebbe essere esclusa da qualsiasi trasmissione radiofonica e televisiva fino al 6 di gennaio. Invece il 1 di gennaio sul primo canale viene presentato il film FACCIA DA SCHIAFFI, del quale Morandi è protagonista, in ANTEPRIMA (trailer televisivi dei film presentati nei cinema); in quell’occasione si vede Morandi che canta proprio MA CHI SE NE IMPORTA, che nel film è uno dei due pezzi principali. Dice un proverbio emiliano: "Fatti un nome e pisciati a letto; diranno che hai sudato."
Morandi sembra presagire che la popolarità è cosa effimera. Un giorno c’è e la mattina dopo ti tocca prendere l’autobus come tutte le persone comuni. Dedica parte del suo tempo all’organizzazione della sua casa editrice, in comproprietà con Franco Migliacci. La MI.MO (MI sta per Migliacci e MO per Morandi). Presto diventarà anche casa discografica, legata a doppio filo con la RCA. Intanto lui continua a cedere alle lusinghe del cinema. Il prossimo film lo inizierà a febbraio e il regista è Pietro Germi. Il titolo è LE CASTAGNE SONO BUONE e la sua partner è Stefania Casini. Comunque non si può certo dire che a Morandi manchi il successo. Se si pensa alle sue ultime incisioni e alle posizioni raggiunte in classifica proprio non sembrerebbe. In fondo BELINDA, versione italiana di PRETTY BELINDA di Chris Andrews, è arrivata prima in classifica a novembre. Anche il retro NON VOGLIO INNAMORARMI MAI (versione italiana di un pezzo di Johnny Ray degli anni cinquanta dal titolo I’LL NEVER FALL IN LOVE AGAIN) ha avuto parecchio successo. Entrambe presentate a Canzonissima si sono fatte ascoltare alla grande per tutto l’inverno e frasi (all’interno di BELINDA) come “parla da sola con l’insalata” o “scende una lacrima nella minestra” hanno colpito la fantasia degli ascoltatori, anche quelli meno attenti. Non certo per la poeticità dei versi ma per la loro particolarità.
Esce anche il 33 ed anche questo avrà buon riscontro di vendita. Si intitola GIANNI 6 continuando la peculiarità di numerare i suoi album. In questo disco si trova anche un successo dell’annata precedente, quello SCENDE LA PIOGGIA che vinse la Canzonissima 1968-69. Poi cover come CHE COSA DIRO’ (la SUSPICIOUS MINDS di Elvis Presley), HA GLI OCCHI CHIUSI LA CITTA’ (EVERYBODY’S TALKING dalla colonna sonora di UN UOMO DA MARCIAPIEDE), la canzone vincitrice del Festival di Sanremo 1969, ZINGARA (si dice l’abbia scritta lui, ma non firmata) e alcuni inediti come C’E’ UN ANGOLO DEL VISO colonna sonora del film FACCIA DA SCHIAFFI interpretato dallo stesso Morandi, che ha un ritornello molto arioso e melodico, di immediata presa. Poi ancora APPASSIONATAMENTE, che viene incisa anche da Rocky Roberts e ISABELLE, utilizzata come lato B di MA CHI SE NE IMPORTA che naturalmente insieme a BELINDA e al suo retro sono comprese nell’album. Gianni doveva andare al Festival di Sanremo ma alla fine decide di starsene a casa. Anche la canzone scritta apposta da lui per Tony Del Monaco non è poi stata presentata. Ha quindi fatto i provini di SOLE, PIOGGIA E VENTO e di LA PRIMA COSA BELLA. Ma i partner non lo convincono. Uno è Mal che, data la popolarità del momento, rischia di metterlo in ombra e di farlo passare come il secondo esecutore. L’altro è Nicola Di Bari, da sempre un semi-perdente. Questa è l’ultima occasione che gli offre la RCA. Se le cose non dovessero andare bene è libero di cercarsi un’altra casa discografica o tornare a Zapponeta. Morandi non se la sente di affiancarlo. E male fece...

FORMULA TRE

E’ il complesso lanciato dall’etichetta Numero Uno, quella di Lucio Battisti, fondata da Colombini e Mogol e non erroneamente, come leggenda recita, dalla coppia Battisti-Mogol. Un complesso che fa subito centro al primo singolo, QUESTO FOLLE SENTIMENTO. La canzone è molto bella, moderna nella concezione e bene eseguita dai ragazzi. Nei cori si riconosce la voce di Lucio Battisti che ne è anche l'autore. Quando il missaggio del pezzo fu terminato gli portarono la lacca all'Altro Mondo di Rimini dove Lucio stava facendo le prove per l'unico tour di cui sarebbe stato protagonista nella sua vita. Il risultato era eccellente e la Numero Uno la scelse come sigla per il FestivalBar. Nonostante la manifestazione andasse in onda in piena estate, la canzone ebbe un lungo periodo d'incubazione per esplodere in pieno autunno. Renzo Arbore la inserì a Bandiera Gialla nella settimana in cui erano presenti anche i Beatles con COME TOGHETER e inaspettatamente vinse proprio QUESTO FOLLE SENTIMENTO. La Formula Tre è così composta: Antonio Cicco, detto Cico, il bello del gruppo, ottimo batterista e non poteva essere altrimenti perchè la batteria ce l’ha nel sangue. In famiglia sono tutti batteristi, dal padre ai fratelli. Ha studiato musica al conservatorio di Napoli, città natale. Poi viene il livornese Gabriele Lorenzi, quinto uomo fino ad un anno prima dei Camaleonti, ma mai utilizzato quando si trattava di registrare interventi televisivi. Assomiglia un po’ a Barry Ryan e un po’ a Don Backy. Doveva diventare massaggiatore fisioterapista come suo padre ma ha preferito il piano. Nel gruppo suona l’Hammond e le tastiere. Poi c’è Alberto Radius, romano, un po’ il Jimi Hendrix del gruppo, del quale cerca di imitare la capigliatura ispida. Forse il migliore chitarrista italiano e uno dei più bravi in assoluto. Ha un trascorso con i Quelli, gruppo della Ricordi. E proprio alla Ricordi conobbe Battisti e divennero amici. Sono in procinto di lanciare un LP dal titolo DIES IRAE. Proprio il DIES IRAE fa conoscere al pubblico la validità della formula musicale del gruppo. Un brano del ‘200 adattato per la fine del ventesimo secolo senza perdere i toni apocalittici e le reminiscenze gregoriane dell’originale. Troviamo poi un brano scritto da Edoardo Bennato (anche lui passato alla Numero Uno) dal titolo PERCHE’... PERCHE’ TI AMO. Poi SE NON E’ AMORE COS’E’, delicatissimo brano di Isola di cui Tony Cicco sa dare un’interpretazione molto dolce nonostante la ritmica tirata del pezzo. Poi un altro brano di Lucio Battisti con il quale la Formula Tre si presenterà al FestivalBar del 1970, SOLE GIALLO SOLE NERO. Classico brano che coniuga il pop leggero alla musica underground. Il retro del singolo QUESTO FOLLE SENTIMENTO non è compreso nell’album ed è un peccato perchè si tratta di una simpaticissima versione di GAMES PEOPLE PLAY di Joe South che prende il nome di AVEVO UNA BAMBOLA. Bennato si ricorderà di questo retro quando nel 1990 lancerà la sua versione di GAMES PEOPLE PLAY dal titolo E IL GIOCO CONTINUA.

LA VERDE STAGIONE

Un altro gruppo lanciato dalla Numero Uno è quello de La Verde Stagione, composta dai tre fratelli Ihle (fiorentini di origine svedese) Luca, Lando e Patrizio e dal loro cugino Mauro Sarti. Luca e Lando avevano già un trascorso artistico come duo, Luca e Lando, per l’appunto. Ma non erano riusciti a sfondare. Purtroppo, nonostante la buone incisioni e la pubblicità, il gruppo non riesce a decollare, forse anche per la scelta del solista. Molti, difatti, trovano sgradevole la sua voce. Comunque la loro prima incisione e cioè LA VERDE STAGIONE (dal nome del gruppo) diventa nota se non altro per la buona trovata di utilizzare in versione pop il celebre MATTINO di Grieg. Sul retro un’altra gradevole canzone, LACRIME SUL CUSCINO. Nel corso dell’anno riusciranno anche a piazzare una canzone-sigla e cioè MILIONI DI DOMANDE (QUESTIONS dei Moody Blues) abbinata alla trasmissione della tv dei ragazzi CHISSA’ CHI LO SA.

GIORGIO GABER - MINA

Sebbene non raggiungano mai le posizioni di vetta delle classifiche, Giorgio Gaber e le sue canzoni, sono una delle poche cose divertenti e allo stesso tempo intelligenti del panorama musicale italiano. Il suo ultimo disco si chiama BARBERA E CHAMPAGNE accoppiato a L’ORGIA (ORE 22-SECONDO CANALE). Che è davvero molto divertente e che tratta di un'orgia che diventa così prevedibile e banale da far venire voglia di accendere la televisione. Piano piano il video acceso attira l’attenzione dei presenti che dimentichi delle loro performance sessuali finiscono per appassionarsi al film in onda sul secondo canale, completamente nudi. Alla fine del film uno dei partecipanti dice di essere contento che i due protagonisti si sposino perchè lui è per le storie a lieto fine essendo un sentimentale ed interrompe il discorso dicendo "scusi, ha mica visto le mie mutande?".
Giorgio Gaber e Mina decidono di mettersi insieme in arte. Uno spettacolo teatrale itinerante di circa cinquanta date. Tour che non toccherà Roma e Milano, clausola imposta da Mina a Sergio Bernardini, organizzatore del tour. Una vecchia scaramanzia di Mina dove a Roma e Milano non si esibisce mai. Tre ore di show, un’ora e mezzo per ciascuno. Nessun presentatore ma autopresentazione per entrambi. Per Gaber si tratta di presentare le canzoni più collaudate, qualche recitato e un paio di novità. Per Mina vale più o meno lo stesso discorso. Canzoni di successo e due o tre pezzi assolutamente nuovi. Mina e Gaber si compensano. Sostanzialmente differenti, il primo si basa sui testi (a volte nemmeno canta), la seconda sulla voce. Gaber sa benissimo che la gente accorre principalmente per vedere Mina. Lui è un po’ la sorpresa, un qualcosa in più, ma di buonissima fattura. Mina chiede al suo partner di scriverle un intero album e Giorgio ha già il titolo in mente: UNA DONNA, DUE DONNE, UN CERTO NUMERO DI DONNE. Per vari motivi non si realizzerà (peccato, però!) e Gaber tiene buono il titolo (e forse anche le canzoni) per un’altra occasione che arriverà dopo circa sei anni dopo facendolo incidere alla moglie.
L’idea dello spettacolo è di Mina che oltre ad essere pressata dagli impresari teatrali delle varie città sembra particolarmente presa di mira dal ministro delle finanze per alcune tasse non pagate. In più ci si mette anche Davide Matalon, l’uomo che nel 1958 scoprì e lancio la cantante. Il proprietario della Ducale Edizioni Musicali (una volta Italdisc) la cita per inadempienza contrattuale. Nel 1963 passa alla RIFI nonostante il contratto con Matalon avesse una scadenza da rispettare, fino al 1965. Nel 1962, a novembre, Mina rinnova quel contratto e percepisce la somma di 43 milioni. Poi come si è detto cambia casa senza pensare che non era libera di decidere da sola del suo futuro artistico essendo ancora legata contrattualmente all’Italdisc. Invece lo fa. La causa comincia nel 1964 ma tra la lungaggine della burocrazia italiana e il cambiamento di cittadinanza di Mina, che nel frattempo si era spostata in Svizzera, sembrava dovesse finire così. Ma a novembre 1969 a Torino, alla fine di un concerto l’ufficiale giudiziario si presenta in camerino da Mina e le sequestra la pelliccia che indossa e l’anello di brillanti che porta al dito. Una sentenza del tribunale la invita a pagare 7 milioni di penale. Per questo, forse, decide di affrontare una lunga tournee teatrale. Non sentendosela di avviare un tour da sola chiede all’amico Giorgio di dividere con lei la fatica, e lui accetta subito. Il tour comincia il giorno sedici gennaio a Sanremo e terminerà l’8 marzo a Trieste. Pensate che differenza se lo si paragona con il recente tour teatrale di Anna Oxa e Fabio Concato!

IL SUPERGRUPPO

E’ questo un periodo un po’ particolare per i complessi. Molti, provenienti dall’ubriacatura beat, ancora non hanno trovato una giusta dimensione. Altri si sono riciclati “underground” (termine primo per indicare il futuro “progressive”), altri si sono sciolti per formare nuovi gruppi ed altri seguono la corrente attuale o un mercato più facile. C’è anche chi, con mentalità da professionista della musica, decide di creare un "supergruppo" nato con elementi presi da altri gruppi in via d’estinzione o saldamente ancorati al successo, oppure da solisti in difficoltà. Sono: Ricky Gianco, Mino Di Martino dei Giganti, Gianni Dall’Aglio dei Ribelli, Victor Sogliano dell’Equipe 84, Pietruccio Montalbetti dei Dik Dik. Insieme formano Il Supergruppo. Il comune denominatore è la voglia di divertirsi facendo musica. Il produttore è Ricky Gianco, da anni autore e produttore per altri, oltre che cantante (con alterne fortune) in proprio. Va a sentirsi un po’ di gruppi e si segna sul taccuino quelli che potrebbero fare al caso suo. Questa è la versione data alla stampa, una velina della Ricordi. La realtà è ben diversa. Ferma restando la voglia di divertirsi e fare qualcosa di diverso dagli altri, gli interpreti provengono tutti dalla stessa casa discografica e la scelta è fatta all’interno della stessa. Il loro battesimo televisivo avviene in una puntata di CHISSA CHI LO SA, quella del 27 dicembre 1969. Presentano una canzone di Lou Christie, un giovanotto americano molto famoso in patria e sconosciuto da noi, EHI EHI CHE COSA NON FAREI, versione italiana di I’M GONNA MAKE YOU MINE. Brano facente parte della corrente della Bubblegum Music. Sul retro una pietra miliare della succitata corrente musicale, BOCCA DOLCE (SUGAR SUGAR degli Archies). Che vanta decine di versioni in tutto il mondo. Solo in Italia se ne contano 4. Quella di Valeria Mongardini (ASCIUGA ASCIUGA), del Supergruppo, di Lara Saint Paul (sempre col titolo di ASCIUGA ASCIUGA) e della giovanissima Marcella (non ancora Bella) che usufruisce dello stesso titolo del Supergruppo con un testo leggermente diverso. Comunque Arbore trasmette la loro canzone all’interno della trasmissione radiofonica PER VOI GIOVANI e diventa un brano molto noto. Il gruppo avrà un futuro? Difficile dirlo. Tutti sono già impegnati in altri progetti e il tempo necessario per un supplementare complesso stabile non c’è. Si trovano insieme nei giorni liberi. Oppure, come farà Pietruccio dei Dik Dik a Sanremo, si dividerà tra il suo gruppo e il Supergruppo perché la Ricordi decide di mandare alla manifestazione entrambe le formazioni.

Orietta Berti ha rifiutato l’offerta di un muratore di Ladispoli che voleva affidare alla cantante uno dei suoi quattro figli dato che l’uomo, di origine meridionale, non riusciva a mantenerli. In una lettera di risposta a quella inviatole dal muratore la Berti, dopo aver ringraziato per l’offerta, afferma di essere spiacente ma di non poter accettare per motivi etici. E soprattutto perchè "non essendo affetta da alcuna anormalità" ci proverà per conto proprio ad avere dei figli.
Patty Pravo, a differenza di quanto annunciato, non interviene al Festival della Televisione di Montecarlo dove la Rai aveva presentato come campione dell’annata precedente uno degli spettacoli "Stasera con", per la regia di Antonello Falqui, nel quale lei era la protagonista: STASERA PATTY PRAVO, andato in onda nella tarda primavera 1969. Ha fatto bene a non andare perchè forse ci sarebbe restata male vedendo la sala vuotarsi completamente al momento della proiezione, fino a restare vuota del tutto eccezion fatta per Luchino Visconti, che per solidarietà con Patty decide di rimanere fino alla fine. Naturalmente ad andarsene dalla sale non è un pubblico normale (che comunque non era presente) ma i critici, che con l'alterigia tipica della categoria decidono di disertare una trasmissione leggera a favore di un filmetto sovietico di propaganda che racconta di una parrucchiera "in minigonna" (che novità) nella nuova Mosca "dove tutto si puo".

SANREMO 1970

Ancora due settimane alla grande kermesse canora di Sanremo. I giochi sono quasi fatti. Lo spostamento di un mese della manifestazione per dare spazio ai dischi di Canzonissima sul mercato ha prodotto effetti positivi dando ampio respiro al mercato di gennaio. Prima che 52 nuove emissioni di 45 giri sanremesi inondino il mercato.
Una delle novità è il ritorno di Rita Pavone a Sanremo con la RCA, casa che l’aveva lanciata e che lei abbandonò alla fine del 1967 per la Ricordi. La quale le offrì un compenso principesco (120 milioni a fondo perduto) per uno dei più grandi flop che la storia della musica italiana ricordi. Ricordi come suo marito, Teddy Reno, al secolo Ferruccio Ricordi, che vista l’aria che tirava decise di fare ritorno all’ovile con la coda tra le gambe. Misteriose restano le basi di accordo di tutta l’operazione perchè al momento dell’abbandono della RCA uno dei motivi di contrasto fu proprio Teddy Reno. Il quale, secondo voci indiscrete, non avrebbe avuto più nessuna ingerenza di carattere discografico, proprio per contratto.

La coppia più strana in assoluto è quella di Mal e Luciano Tajoli, altro ritorno a Sanremo di un big degli anni quaranta e cinquanta. Mal di certo non guadagna in immagine ma deve fare buon viso a cattivo gioco. SOLE, PIOGGIA E VENTO non è una brutta canzone, ha un bel ritornello ed è accettabile se a cantarla è la voce esotica di Mal (vestito come Amleto in finale, gli manca solo il teschio in mano) ma diventa una lagna incredibile in bocca a Luciano Tajoli! In coppia con Mal sarebbero dovute andare prima Rosalba Archiletti, poi Angela Bini (la futura Julie del duo Juli & Julie). Mal dal canto suo ignora completamente Tajoli. Gli dicono che è stato un cantante di successo anni prima. Lui da perfetto inglese non si scompone e non replica. Anche se la paura di non arrivare in finale è grande.

Comunque, in data 15 febbraio, non tutte le coppie sono state formate. Si parla di Josè Feliciano come "spalla" di Dino Drusiani, un diciottenne modenese. Ma Feliciano appena ascoltata la canzone e avendo conosciuto il nome del suo partner (che non ha mai sentito nominare) decide di rimanere in America. Rosanna Fratello avrebbe dovuto essere accoppiata a Bobby Solo per cantare con lui OCCHI A MANDORLA (eseguita poi dalla coppia Rossano-Dori Grezzi) ma lei non accetta perchè in caso di affermazione la giovane cantante pugliese sarebbe stata solo una figura di secondo piano. Poi le avevano affiancato i New Christy Minstrels, ma il complesso americano non è stato accettato dalla commissione. Alla fine ripiega su un’altra brutta canzone, CIAO ANNI VERDI, in coppia con i Domodossola.

La coppia Patty Pravo-Little Tony avrebbe dovuto essere i realtà Pravo-Mal, ma la RCA ha poi pensato che i cantanti avevano lo stesso stile e lo stesso pubblico (??) e così ha deciso di inserire Little Tony al posto di Mal. Little Tony che intanto aveva lasciato la Durium con la quale aveva esordito per costruirsi una propria etichetta, la Little Records. La realtà però potrebbe essere costituita dal fatto che Little Tony, bisognoso di un rilancio e di una canzone "forte", ha chiesto espressamente agli autori del pezzo, suoi amici, di cedergliela. E ci è riuscito. E Mal, come si è detto, si è dovuto accontentare della mummia Tajoli. Si vocifera che dietro LA SPADA NEL CUORE ci sia Lucio Battisti. E' più di una voce, confermata dal fatto che esiste un provino del pezzo cantato dallo stesso Lucio. Anche la canzone TAXI avrebbe dovuta essere cantata dalla coppia Ombretta Colli-Anna Identici. Poi la Colli è stata sacrificata per Antoine. Wess avrebbe dovuto affiancare Sergio Endrigo nell’esecuzione de L’ARCA DI NOE’ che poi come sappiamo è stato accoppiato a Iva Zanicchi. Wess inciderà lo stesso la canzone del festival accoppiandola a QUANDO di Luigi Tenco.
Rocky Roberts avrebbe dovuto doppiare i Nuovi Angeli con ACCIDENTI, e invece se l’è aggiudicata Il Supergruppo. Dori Grezzi all’inizio era in predicato per CANZONE BLU, scritta da Tony Renis, poi cantata da Sergio Leopardi.
Come si è anticipato prima, anche Nicola Di Bari non aveva un partner per LA PRIMA COSA BELLA. Prima Morandi, poi Modugno e poi ancora Dalida. Tutti e tre dicono di no (anche se poi Dalida la inciderà). A questo punto la RCA si rivolge a cantanti di altre case discografiche e dopo una serie di trattative la rosa si restringe a cinque nomi. Mino Reitano, Rosalba Archiletti, Angela Bini, i Ricchi E Poveri e le Orme (si, proprio così! Le Orme). Tutti i provini sono buoni ma si doveva scegliere l’interprete che più degli altri si distaccava dall’interpretazione di Di Bari. A parte Reitano, nessuno di questi cantanti e complessi sono molto famosi almeno per ora. La candidatura cade sui Ricchi E Poveri, complesso che ha all’attivo diversi singoli ma che non è mai riuscito a sfondare. Appartiene all’Apollo, la casa discografica di Edoardo Vianello e di Franco Califano (che ha in scuderia tra gli altri anche la moglie Wilma Goich, la sorella di Loretta Goggi, Daniela, che si fa chiamare Daniela Modiglioni, Amedeo Minghi). L’Apollo, tra l’altro, è distribuita dalla RCA.

Altro debutto a Sanremo è quello di Sandie Shaw, che nonostante i tempi siano cambiati dal periodo del suo debutto come cantante scalza , decide di scendere sul palco a piedi nudi. Ma stavolta centra in pieno un mozzicone di sigaretta all’uscita dalla scena dopo l’esibizione, che gli farà passare la voglia di cantare scalza per il resto della sua vita. Tanto lei, più che per la canzone, è arrivata a Sanremo per lanciare la collezione dei suoi abiti, da abilissima donna d’affari. E’ riuscita a fare breccia tra le minorenni inglesi che, se non comprano più i suoi dischi, almeno acquistano i suoi abiti. Un po’ come la Vartan. Solo che a differenza della francese, che si rivolge alle ragazzine bene parigine, Sandie Shaw va incontro ai gusti della gioventù di periferia che pur ammirando la linea sofisticata delle grandi collezioni vestono in maniera più casual. A chi l’accusa di essere una macchinetta per fare soldi lei risponde che soltanto i cretini non sognano un futuro lastricato d’oro.

Parecchi esordienti: Lucia Rizzi, Valeria Mongardini, Rosalino Cellamare (Ron), Donatello, Francesco Banti, Dino Drusiani, Emiliana, Gens e i Domodossola. I Domodossola che vengono additati da tutti come i "ragazzi di Mina". Ma loro dicono che non è vero. Incidono per la sua casa discografica ma a produrli sono Alberto Gentile e Emilio Capotasti che sono capitati per caso in un locale di Domodossola dove i sei ragazzi (quattro maschi e due femmine) si stavano esibendo.
Vengono esclusi Gipo Farassino con un canzone dal titolo SENZA FRONTIERE che tratta del Biafra e del Vietnam e la bellissima ANNALISA dei NEW TROLLS, che sebbene sia molto piaciuta alla commissione giudicatrice, alla fine resta esclusa dalla rosa delle ventisei prescelte. E’ una bella canzone , arrangiata con gusto e modernità anche se in fondo resta un pezzo di taglio tradizionale forse pensato proprio per il contesto sanremese. L’attacco travolgente (una cascata di note in stile Hendrix) è ben scandito, gli effetti sonori ottenuti con una tecnica di sovrapposizione del suono e gli impasti vocali curatissimi specie nelle note alte tenute da Nico Di Palo, fanno di ANNALISA una canzone veramente interessante. Da due mesi i New Trolls hanno una canzone che sta marciando bene nelle classifiche italiane, UNA MINIERA, e forse immettere sul mercato un altro brano in concomitanza col precedente e con la piena dei dischi sanremesi non sembrerebbe una scelta oculata. Il disco avrà invece successo ugualmente, nonostante tutto. Anche Fiorella (Mannoia) verrà esclusa nonostante abbia già partecipato al Disco per L’Estate 1969 e alla Mostra di Venezia dello stesso anno.

Sanremo quest’anno si apre con un curioso gala al quale avrebbero dovuto intervenire ospiti big della musica leggera internazionale, che naturalmente non sono arrivati. Johnny Hallyday ha avuto un incidente di macchina, Tom Jones ha altri impegni e allora cosa pensano di fare Ravera e Radaelli? Invitare il "famosissimo" cantante israeliano in testa alle classifiche del suo paese e cioè Yehoram Gaon che diletta il pubblico presente con ben cinque canzoni del suo repertorio notissimo da noi. Altra "sorpresa" sono i Minstrels, già partecipanti al Sanremo 1965 e 1966. Un gruppo fra il folk e le canzoni di chiesa che annoia non poco il pubblico presente già provato dall’estenuante esibizione dell’israeliano. Sono anche esclusi dalla ripresa televisiva, cosa che provoca sdegno nel gruppo che abbandona Sanremo. Nessuno, naturalmente, tenta di fermarli.
E fu così che appena salirono sul palco Achille Togliani, Carla Boni, Gino Latilla, Flo Sandon’s, il Duo Fasano e Franca Raimondi, la platea che si era vista "persa" fino a due minuti prima scoppia in un applauso fragoroso e accettano di buon grado i cantanti tirati fuori dal congelatore per questo revival dei Sanremo 1951-1956. La Pizzi non ha accettato l’invito perché dice di sentirsi ancora giovane e di non volersi confondere con i trapassati essendo lei ancora in piena attività di servizio. Tanto è vero che Nilla Pizzi è ancora tra noi. Cammina, mangia, parla e soprattutto canta. Forse aveva ragione anche in quel caso.
Il giorno dopo un altro gala con cantanti più noti , soprattutto provenienti dalla vicina Francia e cioè Nicoletta, Ringo (marito di Sheila) e Marie Laforet. Poi il brasiliano Roberto Carlos e i Four Kents (che praticamente vivono in Italia perché al paese loro non li conosce nessuno).

La partecipazione di Celentano è un po’ una sorpresa. La sua proposta di partecipare è legata al fatto che ad eseguire la seconda versione spetti alla moglie Claudia Mori. Che prendano nel cast anche Pio e I Ragazzi Della Via Gluck, un complesso che Celentano cerca da anni di imporre al pubblico ma che invece non trova sbocchi sul mercato. Un po’ come tutti quelli che hanno deciso di rimanere nel Clan. Don Backy, escluso dalla rosa dei ventisei imputa la colpa a Celentano, perchè nemico del cantante di Santa Croce sull’Arno. Avrebbe cantato NOSTALGIA, una brutta canzone che riuscirà comunque a NON avere successo quando la presenterà al di fuori del contesto sanremese. Lo stesso dice Fred Bongusto che rompendo il contratto che lo legava al Clan (e passando alla RIFI) sarebbe stato per questo escluso dal Festival. Bongusto per la cronaca avrebbe dovuto presentare IL NOSTRO AMOR SEGRETO, scritta insieme a Mogol.

Pio canta una canzone che potrebbe essere definita l’antenata de LA NEVICATA DEL ’56 di Mia Martini. Si chiama NEVICAVA A ROMA e la presenta in coppia con Renato Rascel, altro ritorno in quel di Sanremo. Non la canta nemmeno male, anzi... ha una bella voce e l’arrangiamento della sua versione è migliore di quello di Rascel, troppo scontato e di gusto retrò. Certo che insieme sembrano l’articolo “Il” . Ex seminarista, voleva seguire la strada di Padre Pio, di cui la madre era devotissima e proprio per questa ragione diede al figlio il nome del frate. Verranno bocciati immeritatamente. Naturalmente, Rascel sarà prontissimo a dare la colpa al suo doppione dicendo "ma chi me l’ha mandato questo?". Stessa sorte per I Ragazzi Della Via Gluck che cantano in coppia col clone vocale di Morandi ma che si ostina a farsi chiamare Paolo Mengoli. La loro esibizione sarà una cosa da avanspettacolo, una pantomima allucinante, che neanche nei peggiori teatri di provincia degli anni quaranta. Mengoli, appena vede il capolavoro dei pupilli del Boss, capisce la sua sorte. Bocciato. Neanche la sua canzone era male. Nello stile di Mengoli e di altri 300 cantanti di quel tipo.

Tornando a Celentano, c'è anche un'altra clausola: se non è di troppo disturbo... vorrebbe vincere lui. Ma questa naturalmente è una cattiveria! Se mai vincerà sarà senz'altro per la bellezza intrinseca della sua canzone, per la grande poeticità dei versi. Non certo per altri motivi! La canzone? CHI NON LAVORA NON FA L’AMORE. Vincerà? Mah...

Christian Calabrese