Dal juke-box alle slot: la lunga storia delle canzoni dentro le macchine a gettone

Il 23 novembre saranno passati 137 anni da quando, al Palais Royal Saloon di San Francisco, venne installato un fonografo Edison chiuso in un mobile di quercia, con quattro tubi per l'ascolto e una fessura per la moneta. Era il primo antenato del juke-box. Da allora la musica e le macchine a gettone non si sono più lasciate, e la storia si arricchisce proprio in queste settimane: entro dicembre è attesa l'uscita di Stage Tour, il nuovo gioco musicale firmato RedOctane, il marchio che vent'anni fa aveva lanciato Guitar Hero. Un buon pretesto per ripercorrere un rapporto lungo più di un secolo, fatto di gettoni, rulli e canzoni.

San Francisco, dove tutto comincia

L'inventore di quel primo apparecchio fu Louis Glass, ingegnere con un passato nel settore telefonico, a capo della Pacific Phonograph Company. Lo brevettò come "fonografo azionato da moneta" e nel 1890, insieme a William S. Arnold, ne installò quindici nella zona di San Francisco. Secondo le cronache dell'epoca, in sei mesi gli fruttarono circa 4.000 dollari.

Curiosamente, negli stessi anni e nella stessa città un meccanico di origine bavarese, Charles Fey, stava mettendo a punto la Liberty Bell, la slot machine a tre rulli considerata il modello di tutte quelle venute dopo. Musica a gettone e svago a gettone sono nati nella stessa città, e per buona parte del Novecento hanno condiviso gli stessi locali, gli stessi costruttori e lo stesso pubblico.

Il secolo d'oro del juke-box

Il salto vero arriva tra le due guerre. Nel 1918 Hobart C. Niblack brevetta un fonografo capace di cambiare automaticamente i dischi; nel 1927 la AMI lo porta sul mercato con dieci dischi a 78 giri e ottiene buoni risultati soprattutto in Europa. La Wurlitzer produce il primo modello nel 1933 e nel 1936 ne vende oltre 40 mila esemplari.

In Italia il juke-box diventa un simbolo del dopoguerra, nei bar, sulle spiagge e nelle balere, insieme al flipper. Ci lascia anche una parola che usiamo ancora oggi: "gettonato", nata dal gettone inserito per ascoltare i brani più richiesti. Chi frequenta queste pagine sa quanto le classifiche degli anni Cinquanta e Sessanta debbano a quelle macchine: per molti successi dell'epoca, il juke-box è stato una vetrina importante quanto la radio.

Dal flipper a Guitar Hero

Con l'arrivo dei videogiochi la musica cambia ruolo: da sottofondo diventa protagonista. Il fenomeno esplode a metà degli anni Duemila con Guitar Hero, che mette in mano ai giocatori una chitarra di plastica e un repertorio di classici rock, seguito da Rock Band. Per anni questi titoli sono stati anche un canale di scoperta musicale, capace di riportare in alto brani vecchi di decenni.

Stage Tour, presentato ad agosto alla Gamescom di Colonia, punta a riaccendere quella stagione: RedOctane ne cura sviluppo e pubblicazione, con uscita prevista entro la fine dell'anno su PC, PlayStation 5, Xbox Series e Nintendo Switch 2. Come sempre, la colonna sonora sarà decisiva, e con essa la questione delle licenze, che in passato ha costretto più di un gioco musicale a sparire dai negozi digitali alla scadenza dei diritti.

Le rock band sui rulli

Il cerchio si chiude con le slot online dedicate agli artisti. Nel 2016 la svedese NetEnt ha pubblicato una vera trilogia rock: Guns N' Roses, con "Welcome to the Jungle" e "Paradise City", Jimi Hendrix, con i giri bonus intitolati a "Crosstown Traffic", "Little Wing" e "Purple Haze", e infine Motörhead, uscita a settembre, con il basso di "Ace of Spades" registrato dal vivo e Lemmy come simbolo più prezioso. In seguito altri produttori hanno seguito la stessa strada, ad esempio Play'n GO con gli svedesi Sabaton e gli statunitensi Testament, mentre più di recente è stata la volta di Elvis Presley, con un titolo sviluppato dalla maltese Octoplay per il mercato nordamericano.

Dal punto di vista dell'artista, questi accordi non funzionano come un contratto discografico o una sincronizzazione per il cinema: rientrano nel merchandising e nella concessione del marchio, come una t-shirt o una tazza. Per band storiche ed eredi rappresentano una fonte di reddito aggiuntiva su un catalogo che, altrimenti, frutterebbe soltanto attraverso ascolti e ristampe. Il lavoro sul suono è tutt'altro che banale: i brani originali vengono spezzati in frammenti che reagiscono a ciò che accade sullo schermo, con strumenti che si aggiungono a seconda dell'esito.

In Italia l'offerta legale di questo tipo di intrattenimento passa esclusivamente dalle piattaforme con concessione dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, come NetBet.it, tenute a rispettare limiti di deposito, registri di autoesclusione e controlli sull'età. Resta un'attività riservata ai maggiorenni, con un rischio di dipendenza che non va mai sottovalutato.

Un mercato che cerca nuove strade

Dietro queste operazioni c'è un'industria musicale che continua a crescere ma che cerca ricavi anche fuori dai canali tradizionali. Secondo i dati FIMI diffusi a fine agosto, nel primo semestre 2026 il mercato discografico italiano è cresciuto del 7,3%, arrivando a circa 225 milioni di euro. Lo streaming vale circa 179 milioni, con oltre 52 miliardi di ascolti in sei mesi, mentre il vinile corre ancora, con un aumento del 18,5%. Il digitale rappresenta ormai l'80% del totale.

In un contesto simile, ogni utilizzo di un catalogo diventa interessante: la colonna sonora di un film, una pubblicità, un videogioco, perfino un rullo digitale. Per chi ama la storia delle classifiche, è un'evoluzione curiosa. Il gettone che faceva girare un 45 giri al bar è diventato un abbonamento in streaming, ma l'idea di fondo è rimasta la stessa: una canzone che si accende quando qualcuno, da qualche parte, decide di farla partire.

E il 23 novembre, magari, vale la pena di festeggiare il compleanno del juke-box con il brano più gettonato della propria vita.